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Intervista a Mario Giro, profughi in Europa, orti urbani ecco il nuono numero di “Amici di Follereau”

CatturaLa lunga transizione della nuova legge sulla cooperazione e le nuove sfide dell’Europa, sono questi i temi sui quali abbiamo intervistato Mario Giro, viceministro degli Esteri con delega alla cooperazione allo sviluppo nel numero di giugno della rivista di Aifo. E a proposito dei nuovi bandi afferma: “Lo spirito della nuova legge è allargare la partecipazione. Per questo il bando della cooperazione premierà i soggetti che si presentano insieme: Ong, Terzo settore, comunità di stranieri”.
La monografia del mese è invece dedicata agli orti urbani che si stanno diffondendo sempre di più nelle nostre città. Ma perché la gente li coltiva? “I motivi sono diversi, quello economico, dato che permette di avere, soprattutto in questi tempi di crisi, degli ortaggi a un prezzo ridotto, ma anche per motivi di salute ed ecologici, poiché questo tipo di coltivazione è attento alla qualità del cibo e al consumo energetico. Poi coltivare la terra é bello e rilassante, e diventa un modo intelligente per occupare il proprio tempo libero; infine anche per un motivo terapeutico, per le persone che per un motivo o per un altro sono in difficoltà”.
Undrahbayar è invece il testimone del progetto Aifo in Mongolia, un ragazzo paraplegico che ha aperto il primo centro per la vita indipendente per le persone con disabilità nel suo paese grazie anche alla stretta collaborazione con la nostra ong.
E ancora, un’intervista a Massimo Macchiavelli della “Fraternal Compagnia” di Bologna che ha coinvolto per due mesi su proposta della Caritas di Forlì e dell’associazione Papa Giovanni XXIII, alcuni ragazzi profughi dal Pakistan e dall’Africa.
Infine la preziosa testimonianza di Mussiè Zerai sacerdote eritreo e presidente dell’Agenzia Habeshi, sulla necessità che l’Europa cambi la sua politica nei confronti dell’emergenza delle migrazioni.

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Muri in Europa, tratta e vignette antirazziste nel nuovo numero di “Amici di Follereau”

Numero particolarmente ricco quello di aprileScreenshot 2016-04-04 06.26.17 per la rivista “Amici di Follereau”.  La monografia è dedicata al problema dei “muri” che si stanno costruendo in Europa (Ungheria, Bulgaria, Macedonia e Spagna) per fermare il flusso dei profughi, ma questi tentativi mettono in crisi anche l’identità europea. In un altro articolo, nella sezione in primo piano, si affronta il tema da una prospettiva più ampia, quella che vede in nome dell’emergenza, la messa in discussione delle nostre libertà personali.

L’appello di Aifo del mese è invece dedicato alla storia di Zheng, una donna cinese con problemi di salute mentale che grazie al lavoro d’inclusione sociale portato avanti dall’ong italiana è riuscita a ricominciare una nuova vita.
La storia di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso nel 2011 viene raccontata direttamente dal fratello nello spazio dedicato alla cultura.

La drammatica emigrazione verso l’Europa di tante persone spinte dalla guerra e dalle violenze viene letta da un altro punto di vista, quello dell’aumento del fenomeno della tratta delle donne nigeriane che una volta arrivate in Italia vengono avviate, giovanissime, nel mercato della prostituzione.
Infine la vignetta satirica con la sua immediatezza può essere uno strumento efficace per parlare di razzismo e migrazioni? Intervista a Mauro Biani, vignettista de “il Manifesto”.

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Misna ha chiuso, Misna si può salvare, Misna deve cambiare

 

logo di misnadi Marco Sassi

Misna (MIssionary Service News Agency) ha chiuso il 31 dicembre; agenzia giornalistica quotidiana specializzata in notizie sul Sud del mondo, fondata nel dicembre del 1997 per volontà del missionario comboniano Giulio Albanese e promossa dalla Federazione Stampa Missionaria Italiana (Fesmi) e dal Sermis (Servizio Missionario Italiano) di Bologna, Misna ha chiuso per le ristrettezze economiche degli istituti missionari che ne portavano i costi, in particolare la Consolata, i Comboniani, i Saveriani e il PIME (Pontificio istituto missioni estere).

Cosa sta chiudendo? Sta chiudendo la Misna, ennesima agenzia di rimbalzo di news tra le decine della galassia missionaria, o sta chiudendo una voce informata e davvero rappresentativa della liaison tra Italia e Sud del Mondo?

Nel primo caso non mi listerei a lutto; la crisi veniva da lontano, dal 2009 e, non avendo entrate dirette con la gratuita messa in rete delle informazioni, era un po’ fisiologico che presto o tardi i nodi sarebbero venuti al pettine.
A stessa sorte, per vie diverse, erano giunte altre riviste missionarie italiane, alla cui sopravvivenza poco aveva potuto fare il FESMI, la Federazione Stampa Missionaria Italiana. E così avevano chiuso “Afriche”, rivista della Società missioni africane, “Missioni Francescane”, “Ad Gentes” , “Popoli”, magazine dei Gesuiti e altre.

Sì, Misna era una voce controcorrente; ma non è affondata per il fastidio che dava, ma per le secche in cui era finita, per il calo di donazioni, l’invecchiamento dei sostenitori “delle missioni”, poco rimpiazzati dai giovani, per il “crollo di energie” .
Non aveva seguito con pari velocità il tourbillon costante dei cambiamenti tecnologici nell’editoria e forse anche quelli del giornalismo del Sud del mondo.

La storia dell’agenzia dei missionari era affascinante e romantica, tipicamente espressione dell’italico modo di affaccio al Sud del Mondo, pieno di buona volontà, con scarse risorse umane, finanziarie e tecnologiche, ma soprattutto polverizzate e tetragone al lavoro di effettiva condivisione a rete appena più ambiziosa dello scambio di informazioni.

L’originalità iniziale dell’agenzia, ovvero la potenzialità dell’antenna costituita da 14.000 missionari italiani di 40 congregazioni, testimoni diretti dei fatti narrati nel Sud del mondo, alla fine si è “smorzata”; poco coinvolgimento, poco aggiornamento, troppo affidamento sulla italica “volontà di collaborare”, mentre sempre più si affermavano altre agenzie in tutta l’Africa, altrettanto radicate nel tessuto civile e sociale, ma meglio in grado di fare trait d’union con le maggiori press agencies internazionali.
Da una parte lo storytelling della volenterosa Suor Antonietta sperduta nella brousse del Madagascar ha perso il suo appeal (e pure la non più rinunciabile tempestività), mentre dall’altra cresceva una selva di giovani giornalisti africani agguerriti e aggiornati sui fatti di casa propria con professionalità giornalistica e tecnologie digitali avanzate.
E dove questi difettavano, per castrazione della libertà di stampa, come in Eritrea, era velleitario che se ne facessero carico sempre più anziani e sempre più rari volenterosi missionari.

A molti di noi è capitato di “partecipare” a situazioni emergenziali del giornalismo del Terzo settore, ricordo a proposito la non lontana crisi di un’altra bellissima testa, “Solidarietà Internazionale” del CIPSI.

La domanda da porci alla fine è una: siamo così scossi dalla chiusura di Misna da essere anche disponibili a “pagare anche di tasca nostra” la sopravvivenza di questa come di altre agenzie di stampe italiane nel sud del Mondo, ad esempio passando dall’informazione “in chiaro” a quella a pagamento on demand o con abbonamenti? E’ da questa domanda che discendono le scelte successive. Se la risposta è no, visto che tutto quello che era prodotto era non più così originale e già comunque reperibile online, anzi forse in modo anche più approfondito rispetto al copia-incolla-lima, allora altro non si può fare che lasciar perire il moribondo, cui peraltro i finanziatori hanno già intonato il de profundis.

Se, viceversa, fossimo disponibili, coerentemente, anche a cercare un salvataggio dell’esperienza, attraverso forme di nostra adesione, come un azionariato popolare, prima descriviamone perimetro, condizioni, risposte.
Ci sarà posto, nei prossimi anni, ancora a lungo per piccole esperienze frammentate, di nicchia e fortemente collegabili all’impronta data loro dai fondatori e iniziali ispiratori ?

Si può invece arrivare a immaginare fusioni e accorpamenti nelle agenzie di stampa e redazioni missionarie, rinunciando ai particolarismi ma guadagnando in allineamento di risorse tecnologiche, economie di scala, organizzazione, professionalità, visibilità ?
Può essere immaginata un’unica agenzia di stampa, in cui far confluire Misna (o quello che ne sortirà) e le varie altre Asianews (agenzia del Pime), Fides (voce delle Missioni cattoliche nel mondo) ma anche riviste, come Nigrizia, punta di diamante dei Comboniani, la dinamica “Africa rivista ” dei Padri Bianchi, “Missione Oggi” dei Saveriani , “Mondo e Missione” , ecc. ?

Se a tutti i costi devono essere salvaguardati i colori di questa o quella congregazione, bene, chapeau! Ma allora non se ne faccia una questione di esigenza collettiva di sopravvivenza del pluralismo giornalistico né di perdita di riferimenti per l’informazione italiana nel Sud del mondo; e, ogni volta che una di queste agenzie o testate andrà (prevedibilmente, ahimè) in crisi, sarà questione di esclusiva pertinenza del relativo editore.

Se invece dalla crisi di Misna dovessero uscire proposte di profonda riorganizzazione delle agenzie di stampa e della comunicazione missionaria, meno ingessata, meno polverizzata, con meno storie di testimonianza religiosa e più storie di Africa “narrante di se stessa” , io sarei il primo a esser d’accordo e condividerei in prima persona anche i costi di una proiezione verso il futuro della voce dei missionari, che provengono sì dal passato ma che devono tenere il passo col futuro.

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E’ uscito il numero di febbraio della rivista Amici di Follereau, ecco i contenuti

E’ uscito il numero di febbraio di Amici di Follereau, la rivista dell’Aifo che io e l’inarrestabile Luciano Ardesi stiamo cercando di rinnovare portandola ad essere una voce dal suono preciso e distinguibile all’interno del discorso della cooperazione internazionale in Italia.

Questa volta il dossier è dedicato alla governance della salute a livello mondiale e di come fare fronte alla Rivista Aifo di febbraiocrescente privatizzazione dei vari enti che si occupano di salute pubblica.
Nella sezione Primo piano invece Francesca Ortali, responsabile dell’ Ufficio progetti esteri di Aifo, cerca di dare una risposta alla domanda:  in tempo di crisi economica in occidente le buone pratiche sviluppate dalle ong nel sud del mondo ci possono tornare utili?

Parliamo anche di pena di morte, perché questa, assieme alla pace, e all’eliminazione delle armi sono temi che stanno alla base di chi fa cooperazione. Del resto i danni maggiori sono proprio là dove non c’è la pace e ci sono le armi.

Ci sarebbero anche alcune considerazioni da fare sui due progetti che presentiamo all’interno del numero, ma le lascio ad un altro post più approfondito, meno “notturno” di questo. Dico solo che, io e Luciano, le difficoltà maggiori le stiamo incontrando proprio nel come raccontare i progetti; nel bilanciare le testimonianze con gli aspetti più tecnici e di come rendere il tutto più interessante. Beh provate a leggere i due articoli a pagina 15 e 17 e ditemi se suscitano interesse…

A chiusura del numero, quando pensavamo che tutto fosse a posto, ci siamo trovati di fronte a un’immagine di quarta di copertina  – l’ultima pagina della rivista quella dedicata all’appello per un progetto specifico – che ci ha resi perplessi. L’appello aveva per titolo “Cancelliamo la lebbra dal Brasile”, che continua ad essere il secondo paese con il maggior numero di casi, ma l’immagine ritraeva un uomo dalle mani consumate dalla malattia. La foto era bella comunque e gli occhi dell’uomo non erano certo disperati, anzi. Ma non ce la siamo sentiti di pubblicarla ed ecco cosa abbiamo messo alla fine.
appella lebbra

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Ashini vuol giocare a cricket

La riabilitazione chirurgica per ridurre gli effetti della lebbra in Assam

I progetti a sostegno del “Programma Nazionale di Eliminazione della Lebbra – NLEP” sono gestiti in collaborazione con il Governo locale. Si tratta di iniziative, sviluppate in sette stati dell’India che intendono favorire e accompagnare il processo di integrazione del trattamento della lebbra nei servizi di sanità di base. Gli stati in cui opera AIFO sono i seguenti: Andhra Pradesh, Arunachal Pradesh, Assam, Karnataka, Meghalaya, Odisha, West Bengal. In ogni stato un team di AIFO sostiene e promuove le attività di controllo della malattia nei distretti sanitari. Il team è composto in genere da un medico e un infermiere (in alcuni casi, con il coinvolgimento di fisioterapisti e chirurghi per lo sviluppo di azioni di riabilitazione fisica e chirurgica delle persone con disabilità causate dalla malattia).
L’Assam è uno stato particolare in India poiché si trova in un’area remota all’estremo nord est, posto sopra il Bangladesh. La popolazione è prevalentemente tribale e vive in una situazione caratterizzata da arretratezza socio-economica, mancanza di strutture educative e di insegnanti, presenza di unità sanitarie inadeguate e di personale medico o paramedico non qualificato.
In questa zona l’AIFO sta portando avanti un programma di riabilitazione chirurgica per la correzione della disabilità causate dalla lebbra.
Spesso i danni causati dalla malattia possono causare disabilità, soprattutto agli arti superiori, inferiori e all’occhio, che a loro volta sono causa di emarginazione delle persone. Fino a pochi anni fa, in India, sono stati portati avanti programmi verticali, cioè specifici per la lebbra, mentre ora, per favorire un consono sviluppo delle attività, aumentare l’accesso ai centri di salute e diminuire lo stigma, il trattamento della malattia è integrato nei servizi ambulatoriali del Sistema Sanitario Nazionale. Questo ha portato però alla perdita di personale qualificato e specializzato.  In un contesto come questo diventano particolarmente importanti i programmi come il nostro.

Ashini, Anita, Munnu e tutti gli altri
Fin dall’inizio della malattia possono manifestarsi complicazioni che portano a disabilità permanenti, anzi a volte la malattia si diagnostica proprio quando la perdita di funzionalità di un arto è già presente.  Quando sono i giovani a esserne colpiti questo pregiudica la loro vita, soprattutto le relazioni sociali con gli amici, i rapporti nella scuola.
È quanto è capitato a Munnu G., una ragazza di 18 anni che a causa di un problema alla mano destra ha dovuto interrompere gli studi. Ora sta aspettando di essere operata per ricominciare una vita normale. Anita T., 13 anni, è già stata operata alla mano sinistra e adesso riprenderà gli studi che fino ad oggi ha seguito in modo discontinuo a causa della malattia.

Ma forse la storia più esemplare è quella di Ashini Nayak, un ragazzo di 14 anni che nel 2007 vede comparire sulla sua mano destra una macchia. Ashini vive nel distretto di Dibrugarh in Assam e fa parte di una famiglia composta di un padre che fa la guardia giurata, da una madre, infermiera e da una sorella e un fratello più giovane: anche la sua famiglia è normale e felice.  Della macchia cutanea non se ne preoccupano in casa finché non comincia ad avere difficoltà nell’uso della mano. La situazione peggiora ancora: Ashini smette di giocare a cricket (ne è un grande appassionato), va a scuola con la mano sempre bendata finché i genitori non si rivolgono a un centro medico dove è confermata la diagnosi di lebbra. Inizia la cura nel 2010 e la porta a termine, ma rimane la deformità della mano e la perdita di funzionalità. Qui entra in campo l’equipe di AIFO India che organizza il programma di riabilitazione chirurgica proprio nel distretto di Dibrugarh, stato dell’Assam, nell’aprile del 2012. Ashini, dopo avere conosciuto il progetto, decide di sottoporsi all’intervento che fa nel settembre dello stesso anno nell’ospedale di Borgang. L’intervento riesce bene e dopo un breve periodo riesce a recuperare l’uso della mano, addirittura riesce a ricominciare a giocare a cricktet. Durante la degenza diventa amico di altri ragazzi che hanno avuto problemi simili al suo. Questa, in pochi tratti, la storia di Ashini, che ora ha ripreso gli studi che aveva interrotto; li ha ripresi con successo, tanto che ha ben chiara quale sarà la sua professione in futuro, diventare insegnante.

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Una nuova rivista e un nuovo sito per l’Aifo

Una grafica completamente rinnovata e dei contenuti più snelli ma non per questo meno approfonditi: sono queste le due caratteristiche principali di “Amici di Follereau” la rivista mensile dell’Aifo che da gennaio 2014 si presenta profondamente cambiata rispetto al passato.

Ogni numero è diviso in sezioni. “Profezia” è la parte iniziale dedicata ad un tema che ha a che fare con il nostro fucopertina rivista gennaioturo; “Primo piano” invece si occupa di attualità ma anche di temi importanti ma dimenticati. Poi si prosegue con uno spazio di approfondimento “Dossier” e la sezione dedicata ai “Progetti” che verranno raccontati attraverso le storie delle persone coinvolte.  “Strumenti” ed “Esperienze” sono gli spazi più rivolti ai soci Aifo dove vengono forniti nuovi mezzi per comunicare e agire e vengono riportate le esperienze di alcuni gruppi locali.

La rivista e sito lavoreranno in parallelo e i contenuti di entrambi saranno condivisi sui social media per raggiungere un numero sempre maggiore di persone.
Oltre  ai soci di Aifo la rivista vuole essere un luogo dove coinvolgere anche altre persone autorevoli nei campi di cui parliamo.
Il rinnovamento della rivista, assieme a quello del sito web, vogliono essere, solo i primi passi verso un piano di comunicazione generale che riguarderà ogni aspetto di Aifo e che si definirà nel corso dell’anno.