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La guerra schiaccia sempre la cooperazione

libia-30-03-2011_650x435Leggendo on line i maggiori quotidiani in questi ultimi giorni mi domando se chi scrive gli articoli e, ancora di più, chi compone le pagine, decide gli ingombri, i titoli e le immagini, si rende conto di quello che sta facendo. Sto parlando di questa sussurrata guerra alla Libia che vedrebbe l’Italia in un ruolo centrale. Sono tante notizie, anche di natura diversa ma che convergono tutte in una sola voce che da sussurro diventa grido.

Così la minaccia dell’Is, questa volta in Libia, si accosta all’ottuso religioso musulmano che dice che la terra non gira attorno al sole, si lega alla notizia, ancora più gravida di conseguenze nefaste, che alcuni membri dell’Is potrebbero arrivare con i barconi dei profughi in Italia. Si crea così un clima di paura che predispone anche alle azioni armate. La propaganda funziona sempre in questo modo; proviamo a leggere i giornali del ’91, del 2001, del 2003… I maggiori quotidiani usando una terminologia comune (allora si parlava di guerra umanitaria, poco dopo di guerra al terrorismo) sussurravano tutti assieme la stessa cosa. E cosa hanno portato queste guerre in Iraq e in Afghanistan? La liberazione degli oppressi, l’eliminazione dei talebani? La liberazione delle donne? Ha portato solo morte, disabilità fisica e mentale, povertà. Gli uomini in guerra mutano, i soldati fanno cose che mai avrebbero immaginato di fare in un contesto normale (provate a leggere Ragazzi di zinco di Svetlana Aleksievic per comprendere bene questa mutazione).

La ricerca continua della pace dovrebbe essere un elemento che accomuna tutte le Ong che sanno bene che una settimana di guerra può annullare il lavoro di mesi, forse di anni. E dovrebbero anche comunicare questa voglia di pace con una voce forte.

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