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Colombe di pace: la non violenza in contesti di guerra

L’Operazione Colomba attraverso dei volontari addestrati cerca di portare pace in situazioni di conflitto, come in Albania dove una faida secolare miete ancora vittime o in Colombia dove dei semplici contadini hanno detto no alla guerra

LIbano-Siria dicembre 2013

LIbano-Siria dicembre 2013

Accompagnare nella giungla del nord-ovest della Columbia i contadini che hanno deciso di non schierarsi né con il governo né con la guerriglia, cercare di mettere fine alle faide tra le famiglie albanesi che abitano nelle montagne, e ancora, accompagnare i palestinesi nei pascoli per garantire la loro incolumità nel caso di aggressioni da parte dei coloni ebrei ortodossi: chi vorrebbe mai mettersi in situazioni così difficili e rischiose?
Chi si espone in questo modo sono i volontari dell’Operazione Colomba, un progetto della Comunità Papa Giovanni XXII attivo fin dal 1992, che con metodi che s’ispirano ai principi della non violenza prestano servizio proprio in quei luoghi dove la violenza e la guerra sono diffusi.

Esplode la guerra civile in Yugoslavia
Gli anni ’90 sono iniziati con una guerra vicinissima a casa nostra che visto molti italiani coinvolti nel tentativo di aiutare le popolazioni croate, serbe e bosniache in guerra tra loro. “Alcuni di noi obiettori che svolgevamo servizio in quel periodo abbiamo deciso di partire – ricorda Alberto Capannini, un membro ‘storico’ di Operazione Colomba – Siamo andati in Croazia mossi dal desiderio di far diventare la nonviolenza un’alternativa alla guerra. Volevamo semplicemente vivere assieme alle vittime, alle minoranze minacciate”. L’esperienza riesce, si dimostra così che è possibile ‘entrare in una guerra’ come civili, stranieri e disarmati. Ci si accorge anche che le vittime vere non sono tra chi combatte con le armi ma la popolazione, soprattutto i vecchi e i bambini di ogni schieramento.
E questo è solo l’inizio di un’instancabile attività pacifista che vedrà dal 1992 a oggi più di 1000 volontari dell’Operazione Colomba impegnati in ogni angolo del pianeta, dalla Sierra Leone a Timor Est, dal Chiapas alla Cecenia, dal Darfur alla Repubblica Democratica del Congo.

In questo momento sono presenti in Libano, Albania, Colombia e in Palestina/Israele. In Albania in particolare i volontari assistono le famiglie vittime della “vendetta di sangue”, ovvero la faida di origine antichissima che costringe i giovani membri maschi delle famiglie interessate a restare reclusi in casa per non essere uccisi (e questo può capitare fino alla terza generazione!). Il loro lavoro consiste nel riconciliare, nel cambiare una mentalità che purtroppo è ancora diffusa nelle zone di montagna a nord del paese. Dal 22 giugno al primo luglio Operazione Colomba ha organizzato una marcia per la pace internazionale in Albania che ha attraversato tutto il paese per sensibilizzare tutta la popolazione sul problema delle faide.

Colombia luglio 2012

Colombia luglio 2012

“Uno dei nostri interventi più significativi – dice Capannini facendo un altro esempio – lo stiamo facendo da anni in Colombia, dove è nata la Comunità di Pace di San José de Apartadò. Sono un gruppo di contadini che non si è schierato con l’esercito governativo, con le Farc e altre forme di guerriglia. Hanno rinunciato all’uso delle armi e alla violenza ma questo loro atteggiamento non li ha preservati dal  pericolo. Ne hanno uccisi 200 prima che chiedessero a noi e ad altri gruppi simili al nostro di farsi garanti. In pratica la nostra presenza là, il fatto che ci siano sempre degli ospiti stranieri che li accompagnano nei loro spostamenti, permette loro di vivere una vita pacifica”.

Quale rischio per i volontari
Fare esperienze di volontariato di questo tipo non comporta anche una notevole dose di rischio? “In tutta la nostra storia non abbiamo mai avuto delle vittime – spiega Capannini – si sono verificati due rapimenti in Chiapas e a Gaza che si sono felicemente conclusi, altre volte qualche volontario è stato arrestato o malmenato, ma mai delle vittime. Se tu conosci e fraternizzi con la gente del posto, sono loro stessi a dirti quello che puoi o non puoi fare. Se ci dicono che la nostra presenza a una manifestazione può essere pericolosa, noi non ci andiamo. Ma se c’è da accompagnare un bambino quello lo facciamo sempre”.
I volontari del resto prima di partire ricevono una formazione di una settimana, per le persone che hanno una missione breve, per quelli che invece stanno via più di un anno, la formazione dura un mese divisa in moduli.
“In questi momenti spieghiamo cosa sia un comportamento non violento – afferma Capannini – che risponde sempre agli atteggiamenti provocatori in un certo modo. I volontari devono capire soprattutto che appartengono a un gruppo e che lavorano in un gruppo. In situazioni di guerra c’è sempre un tragico gioco delle parti in cui tu sei o un soldato israeliano, per fare un esempio, o un palestinese e di conseguenza devi agire. Noi cerchiamo di rompere questo copione e di non essere coinvolti solo in una parte”.

I principi, come si legge sul loro sito, su cui si appoggia tutto la loro azione sono tre: “la nonviolenza … che si concretizza in azioni di interposizione, accompagnamento, mediazione, denuncia, protezione, riconciliazione, animazione …

Marcia per la pace in Albania (2014)

Marcia per la pace in Albania (2014)

l’’equivicinanza’ ovvero la condivisione della vita con tutte le vittime sui diversi fronti del conflitto … la partecipazione popolare cioè l’adesione a un cammino sulla nonviolenza”.
“I volontari di Operazione Colomba – continua Capannini – sono in questo momento circa una cinquantina; in prevalenza sono donne e l’età media è sui 25 anni. Ma ci sono anche pensionati o persone più mature che decidono di usare le proprie ferie per fare attività di questo tipo”.
Per quanto riguarda il mantenimento della sua struttura, Operazione Colomba si finanzia attraverso progetti presentati all’Unione Europea, oppure grazie al contributo di Enti locali (la provincia di Trento e la regione Toscana) e alla raccolta di fondi dai privati cittadini che partecipano alle cene di autofinanziamento o acquistano prodotti.

Raccolta di firme per una Difesa civile non armata e nonviolenta
La raccolta di firme per la legge d’iniziativa popolare volta all’istituzione di un Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta inizierà il 2 ottobre, Giornata Internazionale della Nonviolenza.
Obiettivo della Campagna è quello di fornire ai cittadini uno strumento che renda forte come istituzione dello Stato la difesa nonviolenta. Tutto questo attraverso la preparazione di mezzi non armati d’intervento nelle controversie internazionali per la difesa della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni.
Nel testo di Legge di Iniziativa popolare, che verrà ufficialmente diffuso a ridosso dell’inizio della raccolta di firme, viene previsto un finanziamento della nuova Difesa civile attraverso l’introduzione di una ‘opzione fiscale’, cioè della possibilità per i cittadini, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare una certa quota alla difesa non armata.

Per altre informazioni
Tel. 0541/29005
operazione.colomba@apg23.org
www.operazionecolomba.it

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