0

I sopravvissuti ad Ebola

ebola soccer survivor

Che cosa succede quando finisce una guerra, cosa succede quando l’epidemia di Ebola sembra volgere al termine? Non se ne parla più; vengono spenti i riflettori, gli inviati dei media meanstreaming si spostano altrove, là dove ci sono le nuove guerre o dei nuovi attentati. Non tutti però, per fortuna il New York Times ha prodotto attraverso dei suoi giornalisti questo bel servizio video dove si racconta la storia di Erison che è sopravvissuto alla malattia. Ma un sopravvissuto deve ricominciare a vivere, non riprende più la vita di prima. Erison ha perso molti dei suoi famigliari, in più la società è restia ad accoglierlo (e questo succede anche ai lebbrosi, ai malati di aids o ai bambini soldato), dato che lo teme. Nella cura dei famigliari sopravvissuti assieme a lui e nella fondazione di una squadra di calcio di ex-malati ( I Survivor!!) , Erison troverà di nuovo una certa serenità.

Un bel documentario, secco, contenuto nella spettacolarizzazione, che mostra come anche in Sierra Leone un ragazzo possa reagire alle avversità, organizzandosi, fondando una propria organizzazione, senza nessun aiuto straniero, incontrando gente che ha i suoi stessi problemi per affrontarli assieme.

Annunci
1

Lady Gaga e la notiziabilità di Ebola

images-ebola_doctors_467779331Nel post precedente parlavamo delle crisi umanitarie dimenticate dai media, ma chi non viene dimendicata dai media è sicuramente Ebola. Finché è stata relegata in alcune zone dell’Africa, poteva per lo più incuriosire per via del suo tremendo tasso di mortalità, ma quando ha cominciato ad espandersi e ad arrivare anche in Europa e negli Stati Uniti, ecco allora che la sua notiziabilità è balzata alle stelle. Potrebbe capitare anche a noi e perciò ci interessa, non è più una cosa da “africani” ma bussa alle nostre porte. A dire il vero ci interessava anche prima, perché in un modo così connesso, una sua parte non può essere abbandonata o trascurata perché ne risente l’insieme, tutti noi. Questo tipo di percezione non è diffusa nella popolazione dei paesi ricchi e i governi e i mass media fanno ancora poco per aumentare questa “sensibilità globale”.

_78052696_78052695Ebola ha colpito l’immaginario dei popoli del nord del pianeta, ha portato con sé delle immagini molto forti. Le foto di quegli infermieri e dottori vestiti di bianco e di giallo, con i guanti verdi plastificati, gli occhiali da pilota automobilistico o addirittura la copertura del capo da astronauta ci sono rimaste dentro, quasi come il crollo delle torre gemelle. Del resto sono immagini già viste in alcuni film catastrofici, appartenevano già alla nostra cultura. Non mi meraviglierei se nel prossimo Halloween qualche ragazzo si vestisse così, né se nel suo prossimo video Lady Gaga avesse come ballerini quegli operatori sanitari gialli e verdi.

0

Ebola in Liberia:my personal experience

Luther fa parte dello staff Aifo in Liberia e ha così descritto la sua esperienza di operatore di riabilitazione su base comunitaria di queste ultime settimane.

di Luther S. Mendin

Lofa County, confina con la Sierra leone e con la Guinea: prima della guerra civile era considerata il nostro granaio, oggi la si pensa come l’epicentro dell’epidemia, un’epidemia che ha avuto un impatto sconvolgente sul nostro paese. Ora comunità diverse che hanno coesistito per secoli, e che dopo la guerra civile si sono un riappacificate, sono di nuovo divise dalla paura della malattia e dai pregiudizi che porta con sé.
Il primo morto per Ebola nel Montserrado County, il luogo in cui vivo, è stata proprio una persona che veniva da Lofa e cercava di raggiungere la capitale per essere curata.
La paura e l’ignoranza fra gli operatori sanitari e la popolazione porta anche al rifiuto del ricovero delle persone malate. Un residente della mia comunità ha perso un nipote per questo motivo: era stato rifiutato in due strutture sanitarie e mentre cercava di raggiungere la terza è morto.
ebola_rouwende_familie_thumb_440x300C’è molto lavoro da fare con gli operatori sanitari ma credo che con un’adeguata informazione si può arrivare a dei risultati.
Mi rattristo ma anche mi arrabbio quando vengo a conoscenza di storie di persone abbandonate dagli infermieri o rifiutate dagli ospedali. A volte non sono nemmeno malati di Ebola, hanno altre malattie, ma per la paura vengono rifiutate.
E’ anche vero che vi sono parecchie vittime anche tra gli operatori sanitari….

La corretta informazione su Ebola è diventata una priorità nel programma di riabilitazione su base comunitaria che Aifo sta portando avanti qui in Liberia. lavoriamo con i gruppi di auto-aiuto già esistenti e troviamo dei modi per diffondere una corretta informazione per la prevenzione. Recentemente abbiamo prodotto delle brevi canzoni sul tema “Cosa fare e cosa non fare riguardo ad Ebola”; sono state scritte in un inglese-liberiano semplificato, così possono avere una diffusione maggiore tra la popolazione coinvolta nella rbc.
Oltre a ciò stiamo cercando di consegnare al centro di riabilitazione per la lebbra (Ganta) del vestiario di protezione per il personale sanitario…

La situazione qui in Liberia è cambiata drasticamente nel giro di poche settimane. Le sedi dei ministeri sono praticamente vuote, le strade sono deserte; parecchi liberiani se ne stanno chiusi in casa sperando in questo modo di evitare il contagio. I liberiani che hanno la possibilità abbandonano il paese.
Il nostro staff continua comunque a lavorare come meglio possiamo…

4

La pazza corsa di Ebola in Liberia

ebolaHo avuto la fortuna, se così si può dire, di seguire la pazza corsa di Ebola in Liberia fin dall’inizio dell’anno. Dato che Aifo da molto tempo ha dei progetti in Liberia, sono in contatto con chi ci lavora, come espatriato e come locale. Ebola è stata prima una paura, poi una lontana minaccia che ha preso sempre più corpo fino a diventare quello che è adesso. Ora la Liberia è effettivamente un paese in una situazione drammatica dove il già debole sistema sanitario è stato in parte cancellato dalla morte di molti operatori sanitari, dove la situazione di sicurezza interna, dopo un lungo periodo di guerra civile, rischia di nuovo di degenerare.

Le persone sono diventate più diffidenti tra di loro e lo sono anche verso lo Stato, completamente incapace di gestire la situazione se non in termini militari. Nascono leggende metropolitane, come racconta Clara di Dio volontaria di Aifo che negli ultimi mesi ha abitato a Monrovia. Nascono leggende secondo cui la malattia sarebbe addirittura un’invenzione del governo per attirare nuove sovvenzioni internazionali; ci si rivolge perfino alla medicina tradizionale che in questo caso ha poco da dire. Silvia Pochettino in un un post su “devreporter network” ha giustamente parlato anche di un problema di informazione. La gente non capisce perchè non può abbracciare i suoi malati o seppellirli perché non si è fatta una comunicazione capillare su come prevenire il contagio. A proposito di informazione non calata dall’alto ma alla pari, l’esperienza di Aifo con il metodo della riabilitazione su base comunitaria ha tutti i requisiti per fare la sua parte.

Ebola è solo un virus, e nemmeno tanto virulento, non lo si prende come una normale influenza, ma bisogna venire a contatto con dei fluidi umani che a loro volta devono oltrepassare la nostra pelle. La sua pazza corsa non è dovuta alla sua forza ma al comportamento umano e ancora di più alla mancanza di un sistema sanitario, di personale sanitario addestrato, di uno sviluppo che per la Liberia non è mai avvenuto se non in termini di sfruttamento delle sue risorse. Tutto questo viene chiaramente denunciato nel rapporto (Ebola epidemic exposes the pathology of the global economic and political system) del People’s Health movement che malinconicamente termina così: “L’epidemia, con ogni probabilità, seguirà il suo corso e poi si spegnerà dopo aver lasciato dietro di sé una scia di morte e distruzione. Finirà non perché noi, come comunità globale avremmo fatto qualcosa, ma a causa della natura del virus stesso. Questa storia ci insegnerà qualcosa? O saranno ancora gli affari e decidere per tutti?”.

Audio
2

Il virus Ebola alle porte della Liberia

Ebola è un virus che ha fatto la sua comparsa per la prima volta nel 1976 nella repubblica democratica del Congo e in Sudan. E’ una febbre emoraggica fatale nel 90% dei casi e non si è ancora riusciti a trovare un vaccino. Sembra una malattia inventata per un film catastrofico o un film di fantascienza data una certa facilità di trasmissione e la violenza con cui si manifesta, ma purtroppo esiste e dato che è localizzata, nelle sue forme più gravi, solo nell’Africa subsahariana contribuisce a rendere ancora più tragica l’immagine che abbiamo dell’Africa. ebolaForse l’opinione pubblica però è poco informata su questa malattia, almeno questo è quello che ho risposto a Luther quando mi ha chiesto cosa ne pensavano in ltalia del virus Ebola. Lui invece ne è direttamente coinvolto visto che per la prima volta il virus è comparso anche in Guinea e in Liberia, paese dove lui vive. Si sono avuti solo 10 decessi in tutto il paese ma l’opinione pubblica è spaventata e gli stessi medici locali non hanno mai affrontato il problema. “In questo momento abbiamo degli aiuti da organizzazioni sanitarie americane e francesi – dice Luther – e anche come Aifo diamo una mano diffondendo le indicazioni che ci vengono dal governo”.
Ebola viene trasmesso attraverso il contatto diretto con il sangue e altri fluidi corporei di esseri umani ammalati. L’uomo a sua volta però lo può prendere da certi animali della foresta, soprattutto un tipo di pipistrello ma anche dalle scimmie… (anche dalla frutta se è stata contaminata dai pipistrelli).
Visto che non esiste una cura, l’unica cosa che si può fare è la prevenzione,soprattutto da parte di coloro che vengono a contatto con i malati. “Nella nostra rete di relazioni raccomandiamo sempre di lavarsi le mani – spiega Luther – di evitare il consumo di certe carni, del cosiddetto bush barbecue, dove vengono arrostiti animali della foresta tra cui anche i pipistrelli”.
Anche se Ebola può suscitare in occidente strane paure e fantasie di morte – è un virus che può spostarsi in ogni parte del pianeta – in realtà sono ben altre le malattie che falcidiano le popolazioni africane come l’aids, la malaria, il morbillo… e il numero di morti causate da ebola sono,se paragonate a queste, insignificanti.