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Comunicare la malattie non trasmissibili in Mozambico

Elisa Come

Testimonianza di Elisa Come/Sono una giornalista e prima lavoravo in un importante quotidiano; poi ho risposto a un’offerta di lavoro che consisteva nel comunicare alla popolazione le malattie non trasmissibili come il diabete, l’ipertensione o la prevenzione del tumore della cervice uterina .
Era un lavoro importante perché dal mio osservatorio mi rendevo conto che i giornali davano la precedenza alle informazioni di carattere economico e politico ma non si occupavano delle notizie sulla salute perché ritenute meno importanti. Il giornalista è anche un attivista e ho capito subito che in Mozambico c’è invece un grande bisogno di informazione sulla salute, c’è bisogno di fare prevenzione.
All’interno di questo progetto AIFO si occupa, tra le altre cose, di sensibilizzare la popolazione su questo genere di malattie, e questa era diventata anche la mia missione, in particolare io coordino 35 attivisti che hanno il compito di incontrare la gente e informarla.

Prima della grande sorpresa comunicavamo la prevenzione e il trattamento di queste malattie in molti modi, utilizzando degli spot nelle radio comunitarie, facendo degli eventi pubblici che tenevamo in palestre o altre strutture pubbliche, a volte accompagnati anche dalla musica e da momenti teatrali.

Ma l’avvento del covid, la grande sorpresa, ci ha costretto a marzo 2020 a cambiare tutti i nostri piani. A giugno iniziamo a formare i nostri attivisti su come affrontare la pandemia e a novembre possono ritornare a fare il lavoro di sensibilizzazione che a questo punto comprende anche le norme di sicurezza per prevenire il contagio dal covid-19.
Ora il modo in cui fanno attività di sensibilizzazione è cambiato, viene fatto porta a porta per piccoli numeri di persone. La gente è gentile con gli attivisti, già conoscono la loro attività e i leader di comunità li aiutano; la sfida più difficile invece è quella far credere alla gente nella pericolosità del covid. La maggioranza non ci crede, soprattutto quelli culturalmente più svantaggiati, non credono alle autorità e hanno comunque problemi di sopravvivenza più importanti da affrontare.

Per le malattie non trasmissibili però la loro azione risulta fondamentale per molte persone. Gli attivisti descrivono i sintomi delle varie malattie, i rischi che si corrono e quando qualcuno sente di avere questi problemi, allora viene indirizzato a un centro di salute locale per la diagnosi e la cura. Il problema però è che spesso i pazienti non ricevono le medicine per curarsi perché in questi centri non ci sono; questo crea una sfiducia tra la popolazione ma per fortuna il progetto che seguiamo prevede anche un approvvigionamento di questi farmaci.
L’altra comunicazione che facciamo riguarda i buoni stili di vita, spesso la gente si ammala di queste malattie perché fa una vita troppo sedentaria o perché mangia cose poco salutari, ma la nostra informazione può cambiare lo stato delle cose.

Articolo pubblicato sulla rivista 2gether maggio 2021