La storia di Undrahbayar, presidente di “Universal progress”, il primo centro per la vita indipendente della Mongolia

Undak“Sono una persona con disabilità dal 2000, prima non lo ero. Stavo finendo il mio primo anno di università a Ulaan Baatar quando per via di un errore di un medico dell’ospedale mi sono ritrovato senza l’uso delle gambe. E’ stato terribile per me, e all’inizio il primo impulso è stato quello di risolvere tutti i miei problemi da solo”.  Chi parla è Undrahabayar ed è strano sentirgli dire queste cose, proprio lui che adesso è presidente del Centro per la vita indipendente “Universal progress” e che occupa la maggior parte del suo tempo a difendere i diritti delle persone disabili che vivono in Mongolia.
“Poi ho cominciato a frequentare un centro di riabilitazione a 50 chilometri da Ulaan Baatar, dove mi sono reso conto del bel clima che c’era tra di noi e sul fatto che avevamo gli stessi problemi da affrontare”.

Dopo questo periodo s’iscrive di nuovo all’università per imparare la lingua giapponese e alla fine dei 4 anni  di corso parte per il Giappone per studiare come sono organizzati i servizi socio-sanitari. Tornato in Mongolia si dedica a un altro corso di studi, specializzandosi nella gestione economica delle imprese no profit. A questo punto decide nel 2008 di fondare il primo centro di vita indipendente del suo paese.
“Il concetto di vita indipendente, una vita dove una persona con disabilità possa muoversi, lavorare, studiare, curarsi e tutto il resto senza incontrare continue difficoltà, è un concetto del tutto nuovo qui da noi – spiega Undrahbayar – il mio sogno è quello che si formino tutta una serie di centri distribuiti per il paese”.
Nel febbraio di quest’anno è stata approvata la legge sulla disabilità e Undrahabayar faceva parte del gruppo di persone che hanno contribuito alla sua stesura assieme a Aifo e Tegsh Niigem.

“Di solito si pensa alle persone con disabilità solo come individui che possono ricevere e mai dare: invece noi possiamo dare molto alla società, dobbiamo essere coinvolti, soprattutto quando si fanno leggi che ci riguardano”. Adesso che esiste una legge in Mongolia bisogna vedere come sarà applicata: “Ci vorrà del tempo prima di vedere gli effetti che questa legge avrà sulla vita delle persone disabili. Soprattutto dovremo vigilare sui passi successivi che si faranno”.
Undrahabayar ha anche lavorato nella stesura del “Rapporto ombra”, un rapporto parallelo a quello che veniva scritto dal governo riguardante i progressi fatti in merito al rispetto dei principi della Convenzione Onu dei diritti delle persone con disabilità, che il suo paese ha ratificato fin dal 2009. Undrahbayar, assieme ai coordinatori Aifo in Mongolia e altre persone con disabilità, è andato a Ginevra per presentare questo rapporto.
Il suo prossimo impegno sarà quello di assicurare il diritto allo studio ai giovani con disabilità: ”Se i giovani potranno studiare nelle scuole normali e non in quelle speciali, se avranno una buona istruzione, allora potranno rivendicare i propri diritti e sostenere una rete di centri per la vita indipendente che assicurerà una buona vita a tutte le persone con disabilità in Mongolia”.

Per la protezione dei diritti delle persone con disabilità
Si tratta di un progetto, finanziato dall’Unione Europea e da Aifo/ Tegsh Niigem, molto particolare che vuole contribuire alla protezione dei diritti delle persone con disabilità in Mongolia. Da un lato vuole migliore la capacità delle Organizzazioni di Persone con Disabilità nel sostenere e monitorare l’implementazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, e dall’altro intende sostenere il processo di elaborazione e di preparazione della nuova legge quadro sulla disabilità in Mongolia.
Il progetto intende verificare il rispetto della Convenzione Onu attraverso queste azioni:

  • un programma formativo specifico per i membri delle associazioni di settore e dei referenti di Tegsh Niigem riguardante il rispetto dei diritti umani e la violazione degli stessi.
  • l’identificazione dei casi di violazione dei diritti delle persone con disabilità
  • la redazione di una “Relazione Ombra” con i dati raccolti (presentati a Ginevra)
  • un’azione di visibilità del progetto grazie a Oyunii Darhlaa, un’associazione di giornalisti che ha curato la pubblicazione di articoli sui mass media.

 

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