“The Giving Pledge” ovvero il capitalismo solidale

Bill and Melinda Gates speak with, Neema Malachi Najwale, nurse in charge at the Mapinga Dispensary in Tanzania on June 24, 2011.

“The Giving Pledge” è una promessa, l’impegno a donare una parte dei propri beni (almeno il 50%) per scopi umanitari e per lo sviluppo del pianeta. Certo non è una promessa che posso fare io, e nemmeno voi, penso, ma solo chi di soldi ne ha tanti e in una quantità tale che ne’ lui ne’ i propri figli riusciranno mai a spenderli tutti. Sul sito omonimo compaiono i nomi di oltre 150 miliardari e recentemente è entrato nel club anche Mark Zuckenberg, il fondatore di Facebook. Altri nomi noti sono Bill e Melinda Gates (il primo, fondatore di Microsoft), Ted Turner (creatore della CNN), George Lucas (regista e produttore cinematografico), Warren Buffet (genio della finanzia).
I soldi donati sono nell’ordine di decine di miliardi di dollari, stiamo parlando quindi di somme notevoli, pari a bilanci di alcuni stati africani. Questo capitalismo solidale o compassionevole – come viene chiamato – suscita pensieri contrastanti. Prendiamo ad esempio Bill e Melinda Gates: hanno fatto tantissimo in questi ultimi 20 anni in termini di filantropia – che è qualcosa di più strutturato della semplice beneficenza – hanno finanziato la formazione di centinaia di migliaia di studenti nei paesi in via di sviluppo , contribuito a sradicare malattie endemiche … E poi è bella l’idea di ridare alla società – e non tutto ai propri figli – quello che si è accumulato ed è questa un’idea che dovrebbe diffondersi sempre di più.
C’è anche un ma. Come ha scritto recentemente Carlo Petrella , fortune economiche private come queste, esistono – e creano disparità – perché viviamo in un mondo che è organizzato male (solo secondo i principi di mercato). Poi questi soldi vanno a Fondazioni che non sono sotto il controllo pubblico o statale, hanno criteri di azione autonomi, possono addirittura finanziare obiettivi controversi o, in modo paradossale, obiettivi poco umanitari.
In definitiva la filantropia è un frutto della nostra società, per come è organizzata, e questo capitalismo solidale ben s’accoppia con il concetto di ideale umanitario, quello descritto da David Rieff nel bel libro “Un giaciglio per la notte”. Cosa dice Rieff? Gli aiuti umanitari, l’azione istituzionale e delle ong in soccorso alle emergenze e per lo sviluppo hanno alle spalle un sistema di pensiero che non ha obiettivi alti e totali come poteva essere per l’ideale comunista o per quello liberista (ancora operante), ma si accontenta di molto meno, di mettere delle pezze, di dare sollievo in un modo dove le guerre e le carestie tendono a ripetersi.

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