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Cartoline da Samsun/ Le amazzoni di Bati Park

am 1I due enormi leoni dorati aprono la bocca e mostrano le fauci: tra i loro denti i turisti si muovono divertiti guardando in avanti la grande statua di Pentesilea, la regina delle Amazzoni. Sono leoni rivestiti di cartapesta e la statua dell’amazzone, armata di lancia e protetta dallo scudo, ha un volto truce e la mammella destra tagliata come era di consuetudine tra queste donne guerriere.

La città di Samsun non rientra nei tipici percorsi turistici turchi, come in generale tutta la costa del mar Nero e allora le autorità municipali stanno facendo, da una decina di anni, degli sforzi colossali per rendere il lungomare della città attraente e bello. In effetti ci stanno riuscendo, hanno realizzato delle passeggiate chilometriche a ridosso del mare e dietro a queste, verso l’entroterra, hanno fatto crescere dei giardini sempre verdi e fioriti visto che siamo in un posto dove non c’è mai una stagione secca ma piove per tutto l’anno.

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Poco distante dal parco delle Amazzoni una teleferica piuttosto antiquata porta su una collina che offre una gran bella vista del parco. Da lì perfino quei leoni hollywoodiani e la regina perennemente incazzata sembrano solenni e maestosi.am3
Ma non è solo finzione, non è solo una trovata di marketing questa idea del monumento alle Amazzoni, in effetti gli storici antichi ci dicono che questo popolo di donne guerriere aveva il suo regno proprio sul mar Nero, più precisamente lungo il fiume Termodonte, in una terra una volta chiamata Paflagonia. Il fiume scorre non lontano da Samsun e qui lo chiamano il fiume verde.
Ma ora il popolo delle Amazzoni non esiste più qui, se non nel ricordo di questo ingenuo parco sul mare; le Amazzoni se ne sono andate, come tanti altri popoli che sono passati in questo difficile ponte tra l’Europa e l’Asia.

Cartoline da Samsun/ Guardo per la prima volta la città
Cartoline da Samsun/ La statua di cera di Kemal Atatürk
Cartoline da Samsun/ Le donne sorridono lungo il viale 19 Maggio
Cartoline da Samsun/ Ascoltando i salmi in farsi

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Cartoline da Samsun/ Ascoltando i salmi in farsi

cris 1L’unica chiesa cattolica (addirittura italiana) a Samsun si chiama “Mater Dolorosa”, è stata costruita nel 1846 – uno dei pochi edifici “antichi” – ed è situata in pieno centro. La chiesa si nota abbastanza, anche in mezzo a quel quartiere caotico e affollato. Girandole attorno non si trova un modo per entrare: chiediamo informazioni ad un anziano turco che sosta, assieme ad altri, seduto ad un tavolino a ridosso del cancello di cinta; lui alza uno sguardo gentile dal bicchierino di çay (il tipico te turco dal sapore forte) e dice: “Kapali!”, chiusa, chiusa da 5 anni; nel cortiletto di fronte alla chiesa una sedia di plastica giace capovolta.

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Il giorno dopo andiamo nella zona ovest di Samsun, a poca distanza dal mare, perché Google Maps ci dice che quello è l’unico punto cristiano attivo in città. Dal sito in turco non è possibile rendersi conto che tipo di gruppo protestante sia, se radicale e moderato ma ci andiamo lo stesso per conoscere quella realtà. “Kilisesi Agape” è una chiesa che raggruppa cristiani protestanti e ortodossi, persone per lo più non turche che sono in città per studio, per lavoro o perché sono profughi.

Ci accoglie Michael, un pastore del Tennesee che da 4 anni abita qua con la moglie e tre bambini. La funzione religiosa viene celebrata in una stanzetta a forma di L e, per un italiano cattolico, la diversità fisica del luogo rispetto ad una chiesa, è comunque minore del modo in cui si svolge la funzione. Preghiere dei fedeli in turco, salmi e canti in turco ma tradotti anche in inglese e in farsi, poi la predica di Michael in turco. Alla fine dell’incontro ci si scambia il segno della pace e Caty, una ragazza americana si avvicina a mia figlia invitandola agli incontri mensili dei giovani universitari cristiani dell’Omü (Ondokuz Mayıs University). Suo marito è l’allenatore della squadra locale di football americano e fa parte delllo sparuto gruppo di persone non turche né musulmane che abita in questa città di 600 mila abitanti.

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Leggendo su internet ho trovato che il pastore turco responsabile della “kilisesi”, chiesa in turco, Orhan Pikaclar, era stato accusato nel 2013 di sfruttamento della prostituzione da parte di una giovane iraniana, accuse da cui è stato poi prosciolto. La comunità però, un centinaio di persone in tutto, è spesso minacciata e il pastore, almeno fino a un anno e mezzo fa, era protetto dalla polizia.
Una sera ho parlato con Engin, la persona che mi ha affittato la casa dove abito, sapevo che di lavoro faceva l’avvocato,ma non che era stato proprio lui a difendere con successo Orhan Pikaclar.

Cartoline da Samsun/ Guardo per la prima volta la città
Cartoline da Samsun/ La statua di cera di Kemal Atatürk
Cartoline da Samsun/ Le donne sorridono lungo il viale 19 Maggio
Cartoline da Samsun/ Le amazzoni di Bati Park

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Cartoline da Samsun/ Le donne sorridono lungo il viale 19 Maggio

donne 3Non le puoi certo etichettare o dire sono così, perché sono in molti modi. Pelle chiara, raramente scura, capelli neri ma anche castani, rossi, biondi, così gli occhi, per lo più scuri ed espressivi ma poi incroci degli sguardi verdi o azzurri.
Per un occidentale la prima cosa che risalta è l’abbigliamento ma anche qui lo scenario è quanto di più vario ci possa essere. Per le vie del centro, lungo il viale 19 maggio, l’arteria che taglia la città di Samsun verso l’interno, incontri ragazze con i vestiti attillati e gli short, signore mature con vestiti eleganti e i tacchi, le scollature ampie; di fianco loro passano donne con il capo coperto da foulard colorati, anche, più rare, donne vestite di nero, alcune con il volto coperto. Alcune donne con il foulard stretto attorno al visto e gli abiti castigati attirano ancora più lo sguardo di un uomo: hanno il volto curatissimo, le ciglia tagliate, le labbra rosso fiammante e anche i loro vestiti chiusi dicono molto: è un tipo di seduzione molto più sottile.

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Poi ci sono altre donne, di solito vestite di nero, stanno sedute o semi sdraiate per terra, hanno corpi magri e dei bambini sporchi le abbracciano o le girano intorno: sono le donne irachene e afgane portate qui dalla guerra.

Cartoline da Samsun/ Guardo per la prima volta la città
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Cartoline da Samsun/ La statua di cera di Kemal Atatürk

ataturk1Poco a poco cominci ad accorgerti di aver già visto quel volto; le statue e i busti di bronzo, i quadri in tutti i musei e negli uffici, perfino nei negozi, dal meccanico al posto del calendario. Cominci a prendere familiarità con quel volto dagli occhi chiari e un po’ sgranati, quella fronte ampia, un volto autoritario.
Chi è quest’uomo, dove l’ho già visto? A Samsun lo vedi dappertutto Kemal Atatürk, padre dei turchi e della repubblica che prende il posto dell’impero ottomano durato 623 anni.

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Ed è proprio da Samsun che Kemal, proveniente da Istanbul via nave, comincia la sua vittoriosa riscossa per ridare autonomia alla Turchia invasa e parzialmente occupata dalle potenze europee che hanno vinto la Grande Guerra. Il 19 maggio 1919 da Samsun inizia la sua marcia e questa data è ancora una festa importante. I due musei principali della città, il Gezi e il Bandirma sono una rievocazione fotografica, di oggetti personali e documenti dell’evento, il tutto supportato da una quantità notevole di statue di cera di Kemal e dei suoi 18 amici. Bandirma è la nave a vapore con cui arrivò e ne è stata fatta una ricostruzione fedele (l’originale era stato demolito!) al cui interno delle statue rievocano l”evento.

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Per un visitatore disincantato sono musei leggermente ridicoli ma per molti turchi evidentemente non lo sono. Kemal è diventato oggetto di una religione civile; l’uomo che ha laicizzato la Turchia, spostato la festa settimanale dal venerdì alla domenica, cambiato la lingua scritta utilizzando i caratteri latini al posto di quelli arabi, gode ancora di una grande autorità. Ma i giovani turchi, soprattutto quelli istruiti, trovano pure loro ridicola questa venerazione, e fra 10 anni forse il meccanico potrà mettere il suo calendario Pirelli al posto di Kemal, sempre che lo spasmo tra Asia e Europa, che fa vibrare questa bella terra turca, non porti ad altre rivoluzioni.

Cartoline da Samsun/ Le amazzoni di Bati Park
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Cartoline da Samsun/ Guardo per la prima volta la città

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Samsun è una città lunga, come spesso accade alle città di mare; si srotola lungo la costa del mar Nero con edifici alti e colorati. Percorrendola verso ovest, in direzione di Atakum, l’occhio viene catturato non dal mare ma da una sequela di case nuove, con le ampie vetrate, i balconi abitabili. Sembrano regali appena aperti dalla loro confezione tanto sono nuovi. Ma per chi sono tutte queste case? Chi sono le persone che vi andranno ad abitare? Per adesso poche visto che sembrano semivuote. Stanno diritte sul piano della costa o si inerpicano sulle colline vicine, sembrano anche loro aspettare i loro abitanti che quando arriveranno, svuoteranno altre regioni, forse quelle interne.

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Da bambino ho il ricordo di una città, la mia, in costruzione, tutto un cantiere dove si poteva giocare trovando tubi per le cerbottane e pezzi di ferro. Ma guardando ora la mia città natale, mi rendo conto che quel grande cantiere era solo una briciola rispetto a quello che vedo qua.
Se le case crescono veloci, più lenti sono i lavori nella strade e nei marciapiedi che ancora mancano, ma già si vede l’idea di farli belli, con degli spazi comuni per il gioco o lo svago adulto.

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Poi, quando si volge lo sguardo verso il mare, capisci forse il motivo per cui non ti ha attirato subito: manca l’odore del mare, l’odore di salsedine. I grandi fiumi russi si riversano tutti qui, in questo mare chiuso con un esile sbocco, così l’acqua, se la assaggi, solo un poco è salata.

Cartoline da Samsun/ La statua di cera di Kemal Atatürk
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Cartoline da Samsun/ Le amazzoni di Bati Park

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Essere testimoni: corso di formazione per i volontari Focsiv

45 ragazze e ragazzi, la maggior parte dei quali faranno il loro servizio civile in giro per il mondo. Ecco le slide del corso di formazione, seguito solo in parte, visto le tante domande e la voglia di partecipare alla discussione, così il tempo se n’è volato via, ma va bene lo stesso … buon viaggio!

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il manifesto io lo guardo ma non lo leggo

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Abbiamo ragionato già altre volte sull’uso delle immagini in questo spazio, tema delicato visto che molta iconografia, quando si parla di cooperazione allo sviluppo, ha spesso una natura drammatica e può essere facilmente usata per dare un pugno nello stomaco o per impietosire al fine di far aprire il portafogli.
Questa è la fotografia, da me ritoccata, apparsa sulla prima pagina de “il manifesto”. L’immagine ha aperto un intenso dibattito pubblico sull’opportunità o meno di pubblicarla. Ma qui il problema non è l’immagine, non è quel povero corpo di bambino di cui giustamente dobbiamo sentirci responsabili, qui il problema sta nelle parole; scrivere NIENTE ASILO sopra quell’immagine è opera di un titolista sciocco, che non si rende conto di quello che scritto. Il giorno prima sulla prima pagina de “il manifesto” c’era scritto “Botte da Orbàn” riferendosi allo xenofobo primo ministro ungherese, un gioco di parole simpatico, nello stile del quotidiano. ma ripetere lo stesso stile su quell’immagine è una leggerezza; professione a volte disgraziata quella dei titolisti, che sono cugini di primo grado dei pubblicitari.
Qui quello che stona non è il vedere, ma il leggere.
Il bambino si chiamava Aylan Kurdi.