Una salute sostenibile ed equa per tutti

Schermata-2014-06-23-a-12.23.24-12Per la “Carta di Bologna”, un manifesto firmato da oltre 20 associazioni, la qualità della salute non dipende solo dall’offerta dei servizi sanitari ma più dalla promozione di un ambiente di vita e di lavoro salutare
Intervista a Chiara Bodini, medico specializzato in Malattie infettive e Sanità pubblica; lavora nel Centro di Salute Internazionale dell’Università di Bologna.

Che cos’è la Rete Sostenibilità e Salute?
È una rete di 21 associazioni sorta nel giugno 2014 anche se ha alle spalle un lavoro di preparazione per arrivare a questo risultato. Nell’ottobre del 2013 si è svolta alla Camera dei Deputati la prima conferenza nazionale su “Crescita e sostenibilità della salute: associazione e politica a confronto”. Il “Movimento per la decrescita felice”, settore salute, ha organizzato questa conferenza dove ha invitato una serie di realtà che si occupano di salute, ambiente, diritti, per discutere sul legame che esiste tra sviluppo economico e sostenibilità della salute; erano stati invitati anche dei rappresentanti politici per intavolare un dibattito ma sono venuti in pochi, invece c’è stata una grande affluenza della società civile.
L’idea della rete è quella di superare gli individualismi delle singole associazioni e gruppi. Mettersi in rete, è un esercizio difficile, significa ascoltare altri linguaggi, sensazioni e realtà, ma è molto arricchente.
Fra noi sono presenti gruppi molti diversi come impostazione; ad esempio, c’è chi propone medicine non tradizionali e chi addirittura si oppone a esse.

Che cos’è Carta di Bologna per la Sostenibilità e la Salute?
Dopo quell’incontro si è pensato di continuare il lavoro che alla fine ha portato alla Carta di Bologna, approvata nel giugno 2014 e che rappresenta il manifesto della rete.
Il concetto principale è questo: con sostenibilità della salute non s’intende solo parlare di offerta dei servizi sanitari ma anche della promozione di un ambiente di vita e di lavoro salutare. L’attuale modello di sviluppo è invece collegato alla distruzione dell’ambiente e c’è una tendenza spiccata a organizzare il settore della salute in un’ottica mercantilistica, puntando sull’aspetto economico e di mercato. Questo porta alla tendenza dell’ipermedicalizzazione portata avanti dagli interessi economici di case farmaceutiche e altri soggetti del settore. La Carta invita, da un lato, ad avere uno sguardo ampio sulla salute, secondo un’ottica della sua promozione e, dall’altro, vuole ridurre l’effetto del mercato nelle cure e nei servizi.
Un altro aspetto riguarda invece la partecipazione, in senso comunitario, cioè vuole riportare il discorso della salute a un dibattito cittadino; ma è importante anche la partecipazione del singolo, della persona, cosa che comporta una relativizzazione dei saperi tecnici.

La crescita economica non è dunque il volano per la crescita della salute?
C’è una correlazione tra Pil procapite e salute ma questo è valido solo quando si parla di bassi livelli di Pil; in questo caso la connessione tra povertà e salute è evidente. Ma al di sopra di una certa soglia, nei paesi benestanti dove il Pil è elevato, questa correlazione si perde. Prendiamo come esempio i paesi dell’Ocse; in questi stati non c’è correlazione tra Pil procapite e aspettativa di vita media.
Si può aggiungere a proposito anche un’altra osservazione: i paesi che hanno minori tassi di disuguaglianza interna hanno migliori esiti in fatto di salute; ovvero se la ricchezza è meglio distribuita anche la salute in generale ci guadagna.

Voi parlate espressamente dell’inutilità di molti esami medici, che possono essere addirittura dannosi e che non sono sostenibili economicamente: non sono affermazioni molto impopolari tra i cittadini?
Esiste un problema di formazione dei professionisti per quanto riguarda il discorso dei tanti esami medici prescritti. È documentato che molti esami medici non servono a niente e addirittura alcuni di essi fanno male. Queste cose i professionisti le devono sapere; la formazione nelle scuole di medicina non t’insegna questo, non t’insegna a farti sempre delle domande. La società cambia, il paziente che hai di fronte a te cambia e bisogna farsi delle domande e trovare delle risposte per quella data situazione. Noi invece siamo dentro ad un paradigma molto diverso, di standardizzazione che è motivato dagli interessi dell’industria dei farmaci, dei presidi sanitari, dell’industria bio medica in generale.
Un altro fattore che influenza l’aumento degli esami medici riguarda lo sviluppo della “medicina difensiva”, ovvero il medico fa tutta una serie d’indagini per ridurre il rischio che il paziente gli faccia causa se si verificano degli errori.

Un termine che viene usato nella Carta è medicalizzazione della salute, sembra quasi un ossimoro, cosa intendete con questo concetto?
È dimostrato che l’80 – 85 % dei bisogni di salute o dei fattori che determinano la salute dipende dall’ambiente in cui vivi e lavori e solo il 15% dipende dai sistemi sanitari, se il sistema collassasse perderemmo solo il 15% della nostra salute.
La percezione delle persone e gli investimenti che si fanno, sono esattamente ribaltati, si concentrano sulle strutture ospedaliere. In questo modo si sposta l’attenzione solo sulla cura della malattia, si trasforma il concetto di salute in cura della malattia, ma la domanda da farsi invece sarebbe questa: perché una persona s’ammala?
Il sistema sanitario rimane importante e va mantenuto, rinforzato e reso equo, ma il discorso sulla salute andrebbe fatto anche altrove; la salute la si fa con la regolamentazione urbanistica della città, regolamentando le emissioni delle industrie, la fai con tutta una serie di politiche rivolte al benessere della popolazione.

I nuovi accordi commerciali (Ttip) e sui servizi (Tisa) tra le due sponde dell’Atlantico come influenzeranno la nostra salute?
Degli accordi si sa ancora pochissimo data la poca trasparenza. Il Ttip può avere un impatto sulla salute; la prospettiva è quella della liberalizzazione e privatizzazione di alcuni settori tradizionalmente in mano al servizio pubblico come è quello sanitario. È un processo che comunque è già in atto. Ma esiste una documentazione che dice che i sistemi sanitari privati costano di più e funzionano peggio. Questi accordi dovrebbero portare a un’armonizzazione tra legislature differenti, come quelle riguardanti la sicurezza alimentare, le emissioni nell’aria, i brevetti dei farmaci, il rischio qui è che si vada al ribasso per quanto riguarda lo standard di protezione dei cittadini.

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