Sensibilizzare l’opinione pubblica, magari parlando di Gerard, lavoratore sfruttato in Italia

11070924_10152784421696172_4090578908787998538_nGerard Salou durante l’estate raccoglie per 10 ore al giorno i pomodori; dovrebbe guadagnare circa 8 euro l’ora ma alla fine della giornata in tasca gliene rimangono solo 25. I soldi che mancano se li sono presi i caporali che fanno da intermediari tra i padroni dei campi e i lavoratori. Negli ultimi anni si è anche aggiunta la figura del “caponero”, un intermediario che conosce la lingua dei lavoratori stranieri, ma il risultato è sempre lo stesso: lo sfruttamento del lavoratore che molto spesso lavora con un contratto semplicemente finto.

Ho sentito la testimonianza di Gerard in un recente incontro organizzato dal Centro Studi Donati di Bologna e intitolato  “Economia e schiavitù: storia di raccoglitori di pomodoro in Italia”. Il suo è un racconto tragico di un lavoratore che alle fine, dopo mesi, non viene nemmeno pagato, ma anzi viene insultato e minacciato di morte da imprenditori impastati da valori e da una cultura che si basa semplicemente sull’illegalità.

Tutta la storia di Gerard e quella del coinvolgente missionario scalabriniano Arcangelo Maira l’ho pubblicata sul sito di BandieraGiallariporto la vicenda anche su questo blog perché riguarda direttamente l’operare di una ong e il tipo di comunicazione a cui dovrebbe puntare.

Non basta operare nei paesi del sud del mondo ma occorre sensibilizzare e far conoscere le dinamiche che portano alla povertà nell’opinione pubblica italiana. Gli africani subsahariani che raccolgono i pomodori nelle pianure pugliesi, una volta che hanno superato il mare, non arrivano certo nella terra del latte e del miele, ma vengono sistematicamente sfruttati da imprenditori agricoli italiani. Molti italiani semplicemente non sanno che anche in Italia esiste lo schiavismo (attuato nei confronti dei raccoglitori stagionali, le prostitute…) e quando si parla di immigrazione si finisce sempre a parlare di sicurezza. Fare un’informazione costante e precisa per cambiare i pregiudizi in Italia è un compito che aspetta a tutte le ong, anche a quelle piccole. Un’opinione pubblica informata e priva di pregiudizi del resto aiuta e sostiene il compito della cooperazione internazionale.

Il caso della raccolta dei pomodori poi è emblematico di come un mercato estremamente libero possa rendere inutili gli sforzi di una ong. Il Ghana fino a qualche anno fa era un paese dove la produzione dei pomodori freschi era fiorente, ma nel giro di poco tempo la salsa di pomodoro concentrato cinese e italiana ha distrutto il mercato locale visto che viene venduto ad un prezzo minore (è un tipico caso di dumping). Così quei lavoratori ghanesi piegati sui campi pugliesi sono il risultato grottesco di un mercato squilibrato. Se fosse stato conveniente raccoglierli in Ghana non avrebbero dovuto attraversare il mare come ci racconta in modo semplice ma preciso il bel servizio pubblicato su Internazionale e intitolato The dark side of the italian tomato.

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