La guerra attira gli aiuti umanitari, la pace no?

di Marco Sassi

Grazie Nicola, con un breve commento ho la possibilità di aggiungere due cose:
1) La prima è che hai terribilmente ragione: dalla mia breve esperienza in Iraq ai tempi di Saddam posso confermarti che la situazione era molto migliore, sono state uccise 120.000 persone e i Curdi soffrono molto più di prima. La guerra aveva altre ragioni, ricordiamocelo sempre, così come chiediamoci sempre che meravigliose relazioni di pace e di cooperazione avremmo potuto sostenere in tutto il sud del mondo coi 7-8 miliardi spesi (costi diretti e indiretti) dall’Italia in quei due buchi neri , pari a 12 volte quello che abbiamo speso per la cooperazione allo sviluppo in tutto il mondo !
2) La seconda questione mi tormenta molto: ci sono situazioni di tensione che conoscono parossismi e sfociano nel conflitto anche perchè le parti sanno benissimo che, successivamente, la comunità internazionale farà a gara per partecipare alla ricostruzione, a volte con convinzione a volte con carità pelosa e malcelante interessi economici. I casi che hai citato dell’Afghanistan e dell’Iraq sono sicuramente emblematici, e a questa stessa riflessione e lettura alla lente di ingrandimento non vorrei sottrarre, per amor di verità, nemmeno il conflitto perennemente riacceso da parte palestinese (per quanta ragione stia dalla loro), ma anche in Ucraina, nella Repubblica Centrafricana ecc .

E ci sono altre situazioni di conflitto, dove invece le parti riescono a trovare conciliazioni, a uscire dalla spirale dell’aggressione, ad abbassare i livelli dello scontro. E ce ne sono tantissimi di casi come questo: ma non “bucano”, non assurgono agli onori nè delle cronache nè degli aiuti ; e scivolano nell’oblio.
La comunità internazionale ha versato negli ultimi 30 anni per un Palestinese circa 150 volte di più rispetto a un Malgascio. Qui hanno trovato forme di pacificazione, dopo la rivoluzione di 7 anni fa hanno fatto la riconciliazione, non ci sono più tensioni…. ma solo centinaia di morti per fame, per sete, per la carestia che colpisce l’intero sud del Paese o per la peste bubbonica che colpisce il nord, dimenticati dal mondo.
Dobbiamo uscire da una spirale: la guerra , i morti pagano, mentre la pace , la conciliazione porta all’oblio.
E’ una trappola velenosa, in cui cadiamo in continuazione, quella di accorrere sulle guerre e di voltare le spalle a chi abbraccia la pace.
A noi Europei arriverà presto il conto salatissimo della stramaledetta guerra tra Ucraina e filorussi, la ricostruzione ci costerà miliardi, ma, visto che ce ne sono sempre meno, saranno tolti a chi poteva fare la guerra ma ha fatto la pace. Ma ora fa la fame. E’ giusto?

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