Quei ragazzi, cittadini del mondo a Pontedera

IMG_2354Vi ricordate i cittadini del mondo di Martha Nussbaum? Bene è con questo spirito educativo che siamo andati in una scuola superiore di Pontedera per fare un po’ di educazione alla mondialità tra i ragazzi. La scuola italiana deve essere rinforzata per quanto riguarda la conoscenza del mondo, del problema dello sviluppo e in generale del fatto che noi non siamo il centro del mondo ma che esistono culture, fedi  e stili di vita diversi ma rispettabili.

Mi sono portato dietro tutto il materiale che avevo scritto o prodotto per i progetti Aifo in Mongolia: il documentario, la rivista e il fumetto. Anzi per l’occasione ho sperimentato una presentazione diversa del fumetto. Ho scelto una delle storie, l’ho spezzettata e caricata su powerpoint e per ogni pagina ho associato un file audio del testo scritto. La voce me l’aveva prestata un mio collega anche attore. Per chi ha superato una certa età, forse si ricorda di “Supergulp, fumetti in TV“, la tecnica è quella, meno elaborata e meno spezzettata, ma comunque quello è lo stile (con il senno di poi avrei fatto meglio ad usare Adobe Premiere per assemblare tutto il materiale e movimentarlo un po’, ma sarà per una prossima volta):

Il mio era un lavoro in coppia con Emma Patroni, un’insegnante e volontaria di Aifo che ha raccontato la storia della ong, la figura di Raoul Follereau a cui si ispira il gruppo e il problema della lebbra e di altre malattie che, come la lebbra, generano lo stigma sociale. Ci eravamo conosciuti solo la sera prima, ma abbiamo lavorato assieme con una buona intesa.

Il problema da risolvere era quello di interessare i ragazzi, riuscire a coinvolgerli in questo genere di discorsi. Emma è un’insegnante scafata che non si lascia intimorire di fronte a 100 adolescenti che sembravano tenuti in una gabbia; anch’io ho una certa esperienza in queste cose ma il problema di come interessarli, di come non annoiarli mi lascia sembra dubbioso alla fine degli incontri. E’ difficile attirare l’attenzione di ragazzi che sono abituati a ritmi di narrazioni velocissimi, ad effetti spettacolari, il tutto condito con sentimenti forti, estremi (e un linguaggio conseguente a tutto questo). Non è nemmeno colpa loro che vivono semplicemente in un ambiente che noi adulti abbiamo costruito o abbiamo lasciato costruire.

Comunque la mia tecnica è sempre quella della chiacchierata, delle domande che rivolgo a loro, di continuo, anche a costo di sembrare fastidioso. E il fumetto, quello, li ha abbastanza coinvolti e alla domanda di quale fosse il momento nella narrazione dove Bayaraa riesce a superare la sua condizione di “handicappato” più di uno ha risposto giusto: “Nell’incendio delle colline” (attorno a UlaanBaatar).
Che cosa poi sia rimasto di tutto questo, non lo so, magari in uno o due ragazzi qualche impronta siamo riusciti a lasciarla. Chissà.

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