I diritti delle persone con problemi mentali: il mondo passeggia per il parco San Giovanni

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Fa uno strano effetto camminare su per la collina del parco di San Giovanni a Trieste, la grande area psichiatrica costruita agli inizi del secolo e che dal 1971 al 1975, sotto la direzione di Franco Basaglia, si è trasformata nel più importante esempio italiano di deistituzionalizzazione di un manicomio.

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Tutta l’azione basagliana si può riassumere in pochi principi: 1) i malati sono persone come le altre, con gli stessi diritti 2) la cura normalmente deve essere volontaria 3) la cura avviene nel territorio, dove la persona vive, nel suo ambiente 4) anche la formazione e la cultura dei medici e degli altri operatori sociosanitari deve essere ridiscussa (attraverso un metodo democratico di partecipazione). Queste idee possono sembrare alle persone più giovani delle cose scontate ma invece prima non era così: la persona con problemi di salute mentale era ricoverata a forza, in strutture non curative ma di contenimento, erano persone senza diritti e a cui spesso veniva fatta violenza. Questa rimane la loro situazione in molte parti del mondo.

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In uno degli edifici del parco si è svolto questa settimana il workshop “Mental Health and Rights An International Cooperation  Perspective”, momento finale di un progetto promosso da Aifo durato tre anni e che ha messo a confronto esempi di riabilitazione su base comunitaria applicati al campo della salute mentale provenienti da Cina, Mongolia, Indonesia, Brasile e Liberia.
Ogni paese portava caratteristiche specifiche difficilmente confrontabili (primo fra tutti la Liberia che ha un problema di povertà e di mancato rispetto dei diritti umani di enormi proporzioni).

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Ma al di là delle differenze alcuni punti in comune sono emersi: da un lato l’aumento dei problemi di salute mentale nel mondo, soprattutto nei paesi che si stanno sviluppando velocemente e le cui popolazioni sono sottoposte a cambiamenti di vita veloci. Poi il permanere dei tradizionali ospedali psichiatrici accanto ad esperienze di segno diverso e una cultura medica che fatica a cambiare. Infine la consapevolezza che sono i problemi sociali che creano il disagio psichico e quindi la consapevolezza che le soluzioni sono a livello politico.

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In questo caso, per questo tema, l’Italia è stato realmente un esempio di cambiamento – mai completato, addirittura rimesso in discussione di continuo – ma rimane un esempio e un’esperienza a cui ancora si guarda con ammirazione da ogni parte del mondo.

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