La call to action abitudinaria funziona sempre?

Riprendo il discorso del post precedente perché ho ricevuto due commenti interessanti.
Marco, potete leggere il suo post integralmente di fianco, mi dice che sottovaluto il lettore che in realtà è piuttosto attento e scafato, s’informa sul web e va prendere le informazioni che gli occorrono. Il problema, continua a dire Marco, è che le informazioni sul web non sono complete, anzi fanno più propaganda che altro.
In parte quello che dice Marco è vero, abbiamo una possibilità di verifica che prima non avevamo ma esiste anche un problema di interpretazione delle informazioni; è difficile verificare l’operato di una ong solo dalle sue stesse parole. Occorre anche sapere usare strumenti diversi e non bisogna nemmeno sopravvalutare gli utenti italiani su internet; il nostro paese soffre di un grande divario digitale e anche tra chi naviga manca spesso la competenza, come la verifica delle fonti ad esempio. Il fatto di stare su internet non si traduce automaticamente anche nell’avere una buona cultura digitale. Poi ci sono tutte quelle persone che sul web non ci sono, forse gli anziani a cui Actionaid si rivolge per i suoi appelli alle adozioni a distanza, trattandoli un po’ come bambini.

img241-01-1L’altro intervento, mi è arrivato in privato da G., una persona che da molto tempo si occupa professionalmente di comunicazione e immagine spaziando dal profit al non profit. G. è d’accordo con me su vari punti, come ad esempio che sul senso di colpa della gente non si dovrebbero fare campagne, anche se, dice, queste campagne continuano a rendere in termini di donazioni. ” La risposta alla call to action continua ad essere figlia di un’abitudine. E le abitudini prosperano sulle sintesi, non certo nella profondità”.
Di fronte ad un’affermazione del genere fatta da una persona del settore non so cosa rispondere; io ho l’impressione che non esistano delle forme di comunicazioni valide, sempre stabili, ma che con il tempo, soprattutto quelle più superficiali o ad effetto abbiano bisogno di un certo ricambio per funzionare, perché le persone tendono a disaffezionarsi. Ma è solo una mia opinione che G. mi smentisce con la sua esperienza diretta.

Quello che invece credo, in maniera più convinta, è che le persone che donano solo i soldi non abbiano lo stesso valore delle persone che partecipano ad un discorso, che vogliono condividere in parte i problemi del nostro mondo, il loro è un peso maggiore che alla fine conta molto di più.

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