Chi c’è la fuori? Qualcuno mi ascolta?

silversurferQuanto vale la comunicazione che facciamo per la nostra Ong? Come possiamo misurarla? E alla fine cosa serve questa conoscenza, come possiamo utilizzarla? Queste domande me le sono fatte dopo aver letto l’articolo di Emanuela Citterio dal titolo “Il bene si può misurare: l’ultima sfida del non profit”, pubblicato sulle pagine on line di Avvenire il 31 ottobre scorso.
Il tema è quello di come misurare le attività di una organizzazione non profit per capire l’efficacia della sua azione in termini di numeri, valori monetari … Discorsi di questo genere spesso sono accolti con diffidenza dalle Ong per paura di andare incontro a nuovi obblighi burocratici, di vedere appiattita la propria azione solo su parametri monetari, oppure, nei peggiori dei casi, di vedere aperti armadi che si vuole tenere accuratamente chiusi (di dover spiegare con precisione come vengono spese le risorse raccolte).

Nel caso di chi comunica, il discorso della rendicontazione non è poi così diverso. Può essere affrontato semplicemente sommando tutte le risorse economiche che gli sono state assegnate e farne un confronto con i risultati. Un risultato può essere ottenuto facendo un calcolo dei mass media in cui è approdato (dove sono stati pubblicati gli articoli, trasmessi gli spot…). Più difficile diventa invece misurare il pubblico, chi ci ha letti e soprattutto chi ci ha ascoltati veramente. Questo tipo di misurazione può essere solo sommaria, perché se un calcolo dei lettori potenziali è sempre possibile farlo (del resto anche nei formulari dei progetti esistono delle voci specifiche), una conta di chi abbiamo “toccato” con il nostro fioretto, beh questo … presenta notevoli problemi. In questo caso la grande interattività che offrono i social media, può essere un buon indicatore, non tanto i “Mi piace”, ma chi ci commenta, chi si prende il disturbo di dialogare con noi. Utilizzare i social media nella nostra comunicazione offre quindi questo valore aggiunto, di tipo qualitativo.

Recentemente ho presentato ad Aifo, un breve resoconto su un anno e mezzo di lavoro di comunicazione della missione in Mongolia. Ho elencato i mass media raggiunti, il tipo di prodotto (foto, scritti, video) pubblicato per capire cosa “rende” di più in termini di facilità di accesso ai media mainstreaming e mi sono accorto anche di un’altra cosa: molto materiale è stato utilizzato per i mezzi di informazione del gruppo e per le proprie iniziative come calendari, presentazioni ai convegni … Quindi nel calcolo del valore della comunicazione va aggiunto anche questo uso interno che poi altro non è che una porta che si apre verso l’esterno.
Infine un altro calcolo non facile: come misurare l’impatto che la propria comunicazione ha all’estero, nei paesi in cui si opera. Se il progetto prevede un’iniziativa del genere allora si ritorna al caso di sopra, ma i progetti di cooperazione che prevedano parti di comunicazione importanti sono rari come la tigre bianca.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...