Lo yoghurt più buono della Mongolia

038La storia di Otgontsagaan che non poteva più fare il pastore ma che è diventata un’imprenditrice di successo grazie alla riabilitazione su base comunitaria (articolo pubblicato nel numero di novembre della rivista “Amici di Follereau”).

Otgontsagaan era una ragazzina di 13 quando cadde da cavallo. Stava accudendo ai suoi animali e nonostante fosse una pastore nomade del nord della Mongolia e perciò abituata fin da bambina a questo genere di attività, è caduta giù. Una gamba rotta, un incidente doloroso ma niente di pericoloso, eppure, per il fatto che la sua tenda si trovava lontana 70 chilometri dal villaggio più vicino, dove avrebbe trovato un primo soccorso, quell’incidente ha cambiato il corso della sua vita. “La mia gamba non è mai tornata come prima, non ho più potuto rimontare a cavallo per seguire i miei animali: sono disabile oramai da 40 anni”.
La sua famiglia di pastori nomadi non è come le altre famiglie, vanta un tradizione illustre: suo padre ebbe il premio di “pastore dell’anno”, suo fratello più anziano lo riconquistò nel 1972, mentre il nipote di un altro suo fratello lo ha riconquistato di recente.
Otgontsagaan dopo l’incidente non ha più potuto portare avanti questa tradizione, eppure a modo suo, grazie alle opportunità offerte dalla riabilitazione su base comunitaria organizzata su tutto il territorio nazionale, ha potuto trovare una sua strada ed eccellere come … produttrice di yogurt!

Un’imprenditrice di successo

Il mio yoghurt è fatto con latte di pecora e nient’altro, non aggiungo niente – afferma – ma il mio segreto sta nel regolare la temperatura giusta”. E’ molto orgogliosa Otgontsagaan quando parla della sua attività che le ha permesso di contribuire al benessere della famiglia, ma questa sua dedizione al lavoro non è motivata solo da quello che guadagna, ma anche dal significato che ha avuto per la sua vita che come persona disabile avrebbe potuto essere molto diversa. “Le persone con disabilità  tendono in generale ad essere passivi, ad aspettare ogni cosa, come dei vasi che aspettano di essere riempiti. Dobbiamo invece darci da fare, cercare con il lavoro di avere una vita nostra”.
Questa presa di coscienza, pur interessandoci di una persona con una personalità spiccata, non è emersa naturalmente ma dietro a tutto questo c’è un processo, un percorso che ha portato Otgontsagaan ha sviluppare queste idee. E’ questo il risultato della riabilitazione su base comunitaria che Aifo sta portando avanti da più di 20 anni in tutta la Mongolia. Il rafforzamento delle capacità delle persone disabili infatti è resa possibile dai gruppi auto-aiuto, dalla formazione  che attraverso la figura di alcuni specialisti porta le persone disabili ad avere una coscienza nuova,ad essere parte attività della società in cui vive e a rivendicare i diritti per sé e per gli altri.
Ma tutto questo non basta, occorre anche un sostegno economico per avviare le proprie attività e nel suo caso Otgontsagaan ha potuto utilizzare di due crediti, uno nel 2009 e un altro nel 2013  che le ha permesso diventare produttrice di yoghurt e anche gestire un forno per la produzione del pane. le due attività economiche hanno avuto successo e ha potuto restituire facilmente tutto il denaro nel tempo prestabilito.

Una vita come gli altri

Quando ebbe l’incidente Otgontsagaan non poté nemmeno continuare gli studi ed è per questo che ha seguito molto sotto questo aspetto i suoi 4 figli. Oggi uno insegna in un’università nel nord della Mongolia, un altro si è laureato a Mosca, un terzo sta studiando a Pechino e infine il quarto è in Ucraina sempre per motivi di studio.
Lei invece continua ad occuparsi dello yoghurt e del latte: “Per me il latte ha una grande importanza, lo trovo… bianco e ‘santo'”. Dice così perché tutta la sua vita ruota attorno ad esso.
“Porto il mio latte negli asili, anche il pane lo vendo in giro, ma l’aumento di mole di lavoro mi ha costretta ad appoggiarmi ad un negozio; rifornisco con la mia merce due negozi, Tevhen  e Anu, e in questo modo il mio giro di affari si è pure allargato”.   Recentemente ha anche acquistato una nuova macchina impastatrice grazie al credito offertole dal programma di riabilitazione su base comunitaria. Nel suo laboratorio oltre al marito vi lavorano anche delle persone disabili che ha conosciuto grazie ad un gruppo di auto aiuto che lei stessa ha organizzato: “In questo gruppo ci aiutiamo l’uno con l’altro, due persone che lo frequentano sono diventati anche miei colleghi; loro non vedono e questa particolare condizione ha fatto si che siano molto bravi nell’arte della panificazione, tramite l’olfatto capiscono quando è momento di sfornare”.
In questo modo altre due persone con disabilità hanno trovato un lavoro, del resto la riabilitazione su base comunitaria non riguarda solo la singola persona, ma il gruppo che nell’insieme trae benefico dalle opportunità che via via si presentano.

“Tegsh Duuren”, una piena uguaglianza per le persone disabili

Aifo è presente in Mongolia da 23 anni per sostenere il Programma Nazionale di Riabilitazione su Base Comunitaria. La sua attività ha origine nel 1991 con una missione assieme all’OMS per valutare con il governo della Mongolia, la possibilità di avviare un programma di riabilitazione su base comunitaria per le persone con disabilità che tenesse conto delle specificità del territorio mongolo e del problema sociale rappresentato dalle persone con  disabilità, mediamente 5% – 10% della popolazione,. Non vi erano comunque dati certi e soprattutto mancavano strutture sanitarie adeguate. Il Progetto Rbc parte definitivamente nel 1992 e il primo passo fu la formazione di tre medici in qualità di formatori, la nomina da parte del Ministero della Salute di un coordinatore nazionale Rbc, la traduzione e la stampa del manuale Rbc dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Date le difficoltà economiche del paese, l’inserimento del programma di Rbc all’interno del sistema sanitario ha creato qualche problema all’inizio. Ma la distribuzione capillare del personale sanitario, a livello urbano e rurale, e in particolare la presenza di operatori a livello comunitario (medici di famiglia e feldshers) hanno contribuito all’avvio delle attività di Rbc.
Il progetto è proseguito, grazie al finanziamento di Aifo e dell’Unione Europea, portando a un aumento delle attività, all’ampliamento del bacino dei beneficiari, all’adozione di un approccio multisettoriale, allargamento del team e alla crescita delle professionalità (grazie ai viaggi-studio all’estero), all’utilizzo del microcredito.
Il programma Rbc ha preso il nome di “Tegsh Duuren” che significa piena uguaglianza ed è arrivato a coprire 21 province (aimag) e 9 distretti di Ulaanbaatar, cioè l’intera Mongolia, diventando così un modello a livello internazionale.

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