Lady Gaga e le crisi umanitarie dimenticate dai media

ecb9a4c93650d99a394f37bae5e4b91e_largeIl terromoto di Haiti, lo tsunami nel sudest asiatico, le guerre in Iraq e in Afganistan… sono tutte crisi umanitarie e sono accumunate dal fatto che sono conosciute, sono eventi popolari. Sono eventi tragici che tutti conosciamo perché i media ne hanno parlato diffusamente, a volte in periodi circoscritti, per finire nel dimenticatoio dopo un po’, ma per lo meno sono arrivati alla ribalta dell’attenzione internazionale.
Vi sono però molte altre crisi umanitarie che non finiscono sotto i riflettori essenziamente per motivi di notiziabilità, di appetibilità informativa da parte dei mass media.

Medici senza frontiere in collaborazione con L’Osservatorio di Pavia effettua dal 2004 un monitoraggio sull’attenzione prestata dai media a queste crisi e ne fa un profilo. L’ultimo rapporto che è stato presentato recentemente, e arriva a coprire  il primo semestre del 2014, dice sostanzialmente che nel corso di questo decennio i media televisivi italiani hanno progressivamente dedicato minore spazio alle notizie riguardanti le crisi umanitarie.
Dato che in Italia otto italiani su dieci s’informano attraverso i telegiornali, l’analisi ha riguardato proprio questi. In effetti dal punto di vista mediatico le notizie non sono più come quelle di una volta, quando c’era una guerra, quella in Iraq, così ghiotta per un giornalista e infarcita di valori notizia.

Osservando quello che più è stato trasmesso nei telegiornali si vede che i principali valori notizia sono questi:
1) eventi circoscritti, eclatanti e spettacolari; lo tsunami, il terremoto di Haiti, le guerre rientrano in questo ambito
2) coinvolgimento di occidentali o comunque vicinanza all’Italia; di Africa se ne parla poco ma se i pirati somali rapiscono degli occidentali la notizia ha subito un’impennata
3) personaggi famosi che entrano in scena; Angelina Jolie che visita un campo profughi in Iraq e George Clooney che si fa arrestare davanti all’ambasciata sudanese.

Sempre leggendo questo rapporto emerge che di fronte all’obiezione di informare poco e male sul mondo la risposta delle redazioni ricade sulla crisi economica e sulle scarse risorse che si possono spendere in questo campo; di qui la scelta di notiziare solo quello che sicuramente (secondo l’opinione dei direttori delle testate televisive) troverà l’interesse dei telespettatori.
I telegiornali europei però non sono come i nostri, dato che quelli francesi dedicano il doppio del tempo mentre quelli tedeschi il quadruplo.

Se seguiamo questa logica informativa è chiaro che tutti gli eventi che sono più un processo che non un momento lady-gaga-600circoscritto, che hanno una maggiore complessità e che rimangono comunque opachi (non tutto ha una spiegazione, non tutto ha una conclusione) avranno poche possibilità di emergere; guarda il caso sono proprio queste il genere di notizie che riguarda la maggior parte delle ong, almeno quelle che non si occupano di emergenze. Cercare di ridurre le morti per la malaria o la lotta alla TBC – per fare degli esempi in campo sanitario – raramente hanno i requisiti per finire sui telegiornali perché sono delle “storie” di lunga durata, senza particolari eventi. Si potrebbero trovare delle idee seguendo la logica dei mass media molto imparentata con quella pubblicitaria; alcuni creativi potrebbero convincere Lady Gaga ad abitare per un po’ in un villaggio dell’Africa centrale e farsi pungere da qualche zanzara: vivendo in prima persona la malaria potrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale e rifarsi un’immagine.
Ma lasciando perdere queste fantasie, le ong per raccontare quello che fanno si possono affidare a delle belle storie di persone, senza fare sensazionalismo, ma anzi dando un contesto, delle ragioni economiche, storiche, sociali. E’ un lavoro più lento, meno eclatante, un’informazione omeopatica che a lungo andare però porta i suoi frutti.
L’importante è scegliere le storie giuste e non fare (esempio citato nel rapporto di Medici senza frontiere), come i telegiornali  Mediaset che in occasione delle piogge in Guatemala causa di decine di vittime, si sono soffermati molto su un racconto, quello di Laki, la cagnolina dal musetto sporco di fango.

Per altre informazioni
I conflitti dimenticati

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2 thoughts on “Lady Gaga e le crisi umanitarie dimenticate dai media

  1. E’ proprio come dici tu! Vedi Ebola, se non fosse arrivata in occidente se ne sarebbe parlato pochissimo eppure in Africa sta facendo una strage.

  2. Bravo!! … Ogni giorno, settimana o periodo dell’anno che sia i media (sembra quasi tutti in contemporanea tra loro) hanno di che parlare di stragi, epidemie ecc.
    Cioè quello che voglio dire è che se in queste settimane si è parlato per fare un’esempio di Isis, allo stesso tempo si trascura completamente la crisi in Ucraina (la si combatte tutt’ora).
    I media fanno valere le loro mode del momento, ma questo non solo Mediaset (la più scandalosa ovviamente perchè sappiamo tutti da che parte sta e chi la comanda) ma anche rai ecc.
    Come dici te Nick si trascura il lavoro della gente che in giro per il mondo ottiene risultati importanti per il bene di altri popoli come l’Africa.

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