Mongolia: un’opportunità di lavoro per i pastori disabili

Sempre a proposito di come raccontare un progetto di una ong in stretta collaborazione con personale locale, ecco il risultato di un collaudato rapporto tra me e Tuki (Tulgamaa). Abbiano impostato  assieme lo schema dell’articolo, Tuki mi ha inviato foto e testi ed io alla fine ho ricucito tutto in questo testo.

di Tulgamaa Damdinsuren e Nicola Rabbi
Tseyenpil  è una signora non udente e che si esprime male, Purevdorj invece è un uomo che si muove con difficoltà: che cosa hanno in comune queste persone? Oltre ad abitare nella zona arida della Mongolia e avere una disabilità fisica, sono ambedue beneficiari di un progetto che Aifo, assieme alla Fondazione Prosolidar, sta portando avanti da alcuni anni. E’ un progetto un po’ insolito e che punta all’autonomia economica delle famiglie nomadi al cui interno è presente una persona con disabilità. Questa autonomia viene raggiunta attraverso un fondo rotativo di capi di bestiame, di capre per la precisione, animali resistenti al clima secco e gelido del deserto del Gobi che occupa parte dell’aimag dove vivono Tseyenpil e Purevdorj.

Foto AifoGli aimag sono le 21 regioni in cui si divide la Mongolia e il Gobi-Altai, la regione di cui stiamo parlando, è in gran parte desertica con delle temperature che d’inverno però raggiungono anche i 30 gradi sotto lo zero. Il Gobi non è il deserto che di solito ci si immagina ma ugualmente è difficile viverci e l’unica attività di sostentamento – laddove non ci sono delle miniere s’intende – è la pastorizia. Abitare in un posto simile, per una persona disabile e per la sua famiglia, è ancora peggio.

Tseyenpil è una pastora nomade di 42 anni e vive da sola con una figlia, anche lei con difficoltà nel linguaggio, e tre nipoti; i suoi altri quattro figli non abitano con lei ma ha ugualmente un’intera famiglia a cui dover provvedere. Lei è stata scelta come beneficiaria del fondo rotativo di bestiame e ha ricevuto lo scorso ottobre 20 capre che questa primavera, periodo in cui avviene la tosatura, le hanno dato sei chili di cashmere, un tipo di lana che si può vendere a 20 euro al chilo. Sembrano guadagni minimi per una persona che vive nei paesi ricchi eppure per lei hanno un enorme significato, significano una grande opportunità. Per accordi inoltre, tutti i capretti nati nel corso dell’anno, rimarranno di sua proprietà.

Avere una disabilità fisica per un pastore, dato che è un lavoro che implica molto movimento, è un grande problema, ma Purevdorj, un ragazzo di 28 anni, deve farlo per poter mantenere una famiglia composta da una moglie e da un figlio. Cinque anni fa, quando si è sposato, ha ricevuto dai parenti un certo numero di animali ma poi un inverno è stato vittima dello Zud. Questa parola dal suono secco e misterioso indica in Mongolia una calamità naturale che ogni tanto colpisce questo paese. Lo Zud è un inverno particolarmente freddo e nevoso che non permette agli animali di trovare del cibo; famosi sono stati quelli a cavallo del 2000 che si sono ripetuti più volte. Durante un inverno Purevdorj ha perso gran parte del suo bestiame ed è così rientrato nel programma di assistenza previsto dal progetto di Aifo. Gli sono state date 20 capre per un anno che questa primavera hanno prodotto sette chili di cashmere e hanno dato alla luce numerosi caprettini. Così quando, finito il suo periodo, dovrà ridare al fondo rotativo le 20 capre per un altro beneficiario, potrà comunque contare sui nuovi nati.

L’autonomia economica come inclusione sociale
“Promozione dell’autosufficienza economica delle famiglie nomadi  con presenza di persone con disabilità in Mongolia” è questo per esteso il titolo del progetto finanziato dalla Fondazione  Prosolidar (Solidarietà da Lavoratori e Aziende del

Foto AifoSettore Credito) e con il contributo dell’Unione Europea.
L’inclusione della persona con disabilità nella società avviene pienamente solo quando si assicura a questa persona anche la possibilità di lavorare e di avere un proprio reddito, in modo da non dipendere solo da qualche forma di assistenza. In Mongolia si assiste ad una disparità di occasioni tra le persone disabili che vivono nei centri urbani (soprattutto nella capitale) e quelli che vivono in campagna. A questo si aggiunge la peculiarità che le famiglie nomadi in quel paese rappresentano almeno il 25% della popolazione. Vivono nelle tipiche tende circolari fatte di feltro (le gher) e periodicamente si spostano alla ricerca di pascoli adatti al loro bestiame. Il progetto si rivolge proprio alle famiglie in cui sono presenti delle persone con disabilità e le aiuta attraverso un sistema di prestito di bestiame a rotazione. Ogni anno (e per tre anni) vengono acquistate 1000 capre che vengono distribuite a 50 famiglie che ne possono disporre solo per un anno ma a cui rimarranno tutti i nuovi nati. Finito l’anno gli animali passano ad un’altra famiglia e così via, In questo modo vengono raggiunte 300 famiglie, coprendo tutto il territorio del paese. Le famiglie non sono scelte  a caso ma vengono individuate a livello di distretto (denominati somon) da un gruppo di persone che conoscono la situazione, come il medico di comunità e il responsabile della riabilitazione su base comunitaria.

Per conoscere la Mongolia
La Mongolia è un paese che presenta ancora, nonostante la globalizzazione che ci rende tutti più simili, dei caratteri fortemente originali. E’ grande 5 volte l’Italia ma ha una popolazione al di sotto dei tre milioni di abitanti, dandole il primato del paese con il minor numero di abitanti per chilometro quadrato. Metà della sua popolazione è poi concentrata nella capitale – Ulaanbaatar – che in 10 anni si è ingrandita enormemente. Altre caratteristica del paese è il clima estremamente freddo per gran parte dell’anno e la scarsità di precipitazioni, questo però solo nella sua parte meridionale dove si trova il deserto del Gobi.

Storicamente la Mongolia è la patria di Temujin (ovvero Gengis Kahn) che creò nel 1022 il più vasto impero della storia.
Nel 1992, dopo quasi 70 anni di repubblica socialista sotto la protezione dell’Unione Sovietica, divenne una repubblica parlamentare aprendosi al libero mercato. Venuti meno gli aiuti russi la Mongolia attraversò un periodo molto difficile negli anni ’90 e i disabili, come ogni categoria svantaggiata, furono i più colpiti dalla mancanza di cibo, di assistenza sanitaria e di un’adeguata educazione. La Mongolia, però, in questi ultimi anni sta conoscendo uno sviluppo economico incredibile (il Pil nel 2011 è cresciuto del 17,5%, nel 2012 del 11,2%, nel 2013 del 12,5%), un aumento dovuto alle sue miniere di rame, oro e carbone, tra le più grandi del mondo e che le hanno regalato il nomignolo di “Mine-Golia”.
Questa crescita economica, come capita spesso nei paesi in via di sviluppo, non si accompagna però ad un crescita dei servizi sanitari, sociali ed educativi per tutti, anzi il divario tra chi è ricco e chi è povero tende ad aumentare, anche se altri indicatori (percentuale di popolazione che è al di sotto della soglia della povertà e aspettative di vita media) tendono a migliorare.

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