Make development inclusive! Quando la cooperazione si occupa di disabilità nei paesi poveri

Riporto una ricerca realizzata dal Centro Documentazione Handicap di Bologna in collaborazione con Aifo su cooperazione e disabilità. Il lavoro è stato rimontato usando la piattaforma offerta da storify e arricchita con due contenuti video. Il lavoro è del dicembre del 2011 ma è ancora attuale; l’unica novità di rilievo è rappresentata dal  Piano d’Azione sulla Cooperazione allo Sviluppo e la Disabilità redatto dai tecnici del Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con la Rids.

accaparlante

Sono circa un miliardo le persone con disabilità nel mondo, l’80% delle persone con disabilità vive nei paesi poveri o, detto in un altro modo, chi è disabile ha anche molte più probabilità di essere povero.
Molte persone che si occupano nei paesi occidentali di inclusione delle persone con disabilità non hanno una percezione reale dello stato di abbandono in cui versano nei paesi in via di sviluppo, anche in quelli che hanno delle economie emergenti.

In Italia le ONG che fanno cooperazione allo sviluppo sul tema della disabilità in modo continuativo sono poche, ma le cose stanno cambiando, si comincia  respirare un’aria nuova in questo settore.
Dopo la ratifica da parte dell’Italia (2009) della Convenzione Internazionale sui diritti delle persone Disabili (Onu 2006), sono state approvate le Linee Guida sulla disabilità da parte del Ministero Affari Esteri. Queste linee guida prendono spunto dall’articolo 32 della Convenzione Onu che parla proprio direttamente di cooperazione allo sviluppo e di disabilità.
Da un lato questo movimento legislativo e culturale potrebbe portare ad una crescita sia della progettazione che della sua realizzazione, dall’altro però ci troviamo di fronte ad un periodo di crisi economica perdurante e drammatico, il peggiore che il nostra paese ha dovuto affrontare dal dopoguerra. Questa crisi economica si traduce in una progressiva riduzione degli stanziamenti a favore della cooperazione italiana, già dotata di poche risorse se paragonata ad altri paesi europei. Ma la crisi non deve essere un pretesto per questi tagli, visto che la cooperazione non è carità, anzi cooperare allo sviluppo vuol dire sviluppare anche se stessi, soprattutto in un mondo come il nostro, dove tutto è sempre più connesso e dove lo sviluppo di una parte a scapito di un’altra, oramai si sa, danneggia l’intero sistema nel lungo, ma anche nel medio periodo.

Per scrivere questo approfondimento abbiamo intervistato persone che lavorano all’interno delle ONG, rappresentanti della Direzione generale cooperazione allo sviluppo e un rappresentante italiano (Gianpiero Griffo) della Disabled People International.
La maggior parte dei contributi provengono da una sola ong, Aifo, il gruppo che storicamente si occupa in Italia di cooperazione allo sviluppo e disabilità.

Il lavoro è suddiviso in tre parti, la prima di carattere generale e contestuale, la seconda che racconta esperienze di cooperazione e l’ultima che si occupa solo del tema della comunicazione, o meglio dell’importanza che la comunicazione deve avere sia per quanto riguarda il racconto dei progetti in sé e la loro diffusione, sia per quanto riguarda l’uso di strumenti informativi all’interno dei progetti stessi, campi ancora da sviluppare in modo adeguato.

storify

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