Pedro: una casa tutta mia per cancellare lo stigma

di Pedro Dias Dos Santos
Adesso che ci ripenso c’è stato un prima e un dopo nella mia vita, forse capita così ad altri; nel mio caso il dopo ha coinciso con i miei 18 anni, età in cui mi hanno diagnosticato la malattia.
Faccio fatica a ricordare quel periodo, anzi di alcuni anni praticamente non ho più un ricordo, so solo quello che gli altri hanno raccontato di me.
Ricordo bene mia madre che mi ha accompagnato al lebbrosario e poi se n’è tornata a casa. In quegli anni chi si ammalava veniva separato dal resto del mondo e a me è capitato proprio questo. All’improvviso non ho avuto più una famiglia e degli amici ma solo l’ospedale. Poi le gambe hanno iniziato a paralizzarsi e non riuscivo più a camminare e anche la mia testa ha cominciato a non funzionare più.

pedroAncora oggi che ho 47 anni, posso basarmi solo sulle parole degli altri per raccontare tutta la storia; mi hanno detto che ho avuto un crollo psichico e che non sapevo più chi ero e dove mi trovavo, che non riuscivo a ricordare nulla.
Questo periodo è durato per un bel po’ di tempo ma non per sempre. Gli psichiatri e gli psicologi mi hanno aiutato a guarire e dopo 5-6 anni sono tornato alla normalità. Anche il problema che avevo alle gambe a poco a poco si è risolto e dopo tre operazioni ho ripreso a camminare, e così dopo 10 anni passati in ospedale, quasi sempre in carrozzina, alla fine sono guarito.

Per un ex malato di lebbra, guarire, è solo il primo passo verso la normalità, ne occorrono altri, difficili da percorrere per ritornare a vivere come gli altri.
Io sono rientrato nel progetto sostenuto dall‘Aifo “Casa Viva” dove i pazienti dell’ex lebbrosario di Santa Marta vengono assistiti da psicologi e terapisti occupazionali e dove hanno l’opportunità di sviluppare attività che stimolano le loro capacità mentali, creative, sociali e conviviali. E’ stato ed è un luogo molto importante per me, perché lì ho cominciato a lavorare come pittore, professione con cui mi mantengo Sono soprattutto un pittore che fa paesaggi, paesaggi amazzonici.

A “Casa Viva” ho conosciuto la persona che è diventata mia moglie, era lì perché anche suo padre era un ex ospite dell’ospedale Santa Marta. Assieme abbiamo avuto  una figlia e abitiamo in un appartamento che il governo ci ha assegnato nelle vicinanze. Il nostro desiderio è però diverso. Per vivere come gli altri vorremmo avere una casa nostra, comprarcela e tra le mie entrate come pittore e le sue come impiegata pubblica, un giorno ce la faremo, solo allora questa impronta, che ho ancora addosso, sarà cancellata.

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