Quanto è difficile “Comunicare la cooperazione e la solidarietà internazionale”

La comunicazione all’interno di gran parte delle ong nostrane non è tenuta molto in considerazione e i motivi sono vari; le organizzazioni non governative culturalmente hanno affinità con altri gruppi che operano nel sociale come le associazioni, le cooperative… gruppi che culturalmente sono portati a tenere più in considerazione la cultura “del fare” e, all’interno di questa, per molti non rientra la comunicazione. Le risorse economiche di solito vengono collocate solo in minima parte sotto questa voce. A tutto questo aggiungiamo anche il fatto che il rapporto tra i mass media e le ong è un rapporto ancora in costruzione: da una parte c’è una devreportercerta diffidenza su come i giornalisti trattano questi temi, dall’altra una scarsa conoscenza del settore che porta ad una sua svalutazione sui media. Ma tutto questo, ripeto, è perfettamente in linea con quel che succede  in generale nel terzo settore in termini di attenzione alla comunicazione e di rapporti con i mass media.
Ben venga allora questo corso di formazione “Comunicare la cooperazione e la solidarietà internazionale” che si svolgerà dal 23 al 26 giugno a Pisa alla Scuola Superiore Sant’Anna. Il corso, fatto  in collaborazione con Volontari per lo Sviluppo, Oxfam Italia, Medici Senza Frontiere Italia e Terre des Hommes Italia, si rivolge a cooperanti e giornalisti e affronta temi come l’importanza della comunicazione per le ong, la costruzione di campagne di sensibilizzazione, l’uso delle tecniche giornalistiche e dei social media per assicurarsi una buona comunicazione.
Silvia Pochettino, direttrice di Ong 2.0 – Volontari allo sviluppo, è una dei docenti del corso e, durante un’intervista via skype, mi ha confermato che “La comunicazione ha un ruolo di cenerentola tra le ong e anche i mass media a volte trattano questo settore con scarsa competenza”. Silvia coordina anche, per il Consorzio Ong Piemontesi, il progetto europeo “Comunicare in rete per lo sviluppo” che ha recentemente svolto due ricerche per analizzare come i mass media piemontesi si occupano di cooperazione internazionale e come questa faccia informazione. “Solo il 57% delle ong piemontesi scrivono comunicati stampa, ovvero si rivolgono ai mass media, gli altri non lo ritengono importante. Eppure potrebbe essere un settore d’informazione appetibile per i giornalisti dato che solo nella nostra regione vi sono più di 800 enti – tra ong, enti locali, associazioni di categoria…-  che operano nella cooperazione internazionale, un tessuto sociale estremamente vivace, questo per dire che il giro di potenziali lettori potrebbe essere molto vasto”.
Nel linguaggio giornalistico si indica con notiziabilità la possibilità che ha una data notizia di essere presa in considerazione e pubblicata; la notiziabilità dipende da tutta una serie di valori notizie e uno di quelli più ovvi è quello della vicinanza: una notizia interessa se è vicina a noi, alla nostra comunità, se ci riguarda. La domanda da porsi a questo punto è: le notizie delle cooperazione internazionale, per loro natura così lontane da noi, che notiziabilità possono avere? Per Silvia la risposta è si: “Ogni notizia può essere resa interessante, dipende da come la si fa; non esiste un’informazione di nicchia che non possa essere trasmessa e resa appetibile. Che cos’è poi oggi il lontano e il vicino in un mondo come il nostro? Dopo aver presentato i risultati della nostra inchiesta si sono create delle nuove relazioni tra cooperanti e giornalisti a livello locale, tanto che sono nate delle rubriche specializzate su questi temi all’interno di alcuni organi di informazione”.

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