Anche con una buona comunicazione si migliora la vita dei neonati del sud

Endings newborn deaths è un rapporto presentato un po’ di tempo fa da Save the children dove viene presentata la difficile situazione dei neonati del sud del mondo e, volendo scendere ancora di un gradino in questa tragica scala, la difficile situazione dei neonati in un paese povero e che vivono in un’area rurale. Le prime 24 ore di vita di un bambino sono anche le sue ore più difficili, ed è solo quando supera i 5 anni di età che può considerarsi al di là di una certa soglia. Nel 2012 sono morti nei primi 28 giorni di vita 2,9 milioni di neonati; nello stesso periodo di tempo i neonati morti in Africa erano il quadruplo di quelli morti in Europa. Ma se prendiamo un arco di vita più ampio risulta che nel 2012 sono morti 6,6 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni , e anche se sono la metà di quelli che morivano negli anni ’90, ogni giorno attualmente muoiono 18 mila bambini.savethechildren
Ma andiamo ancora avanti con i numeri per capire meglio le dimensioni e la natura di questa tragedia poco raccontata sui mass media. 1 milione di neonati nel mondo non riesce a sopravvivere le prime 24 ore mentre altri 1,2 milioni muoiono durante il travaglio.
Quello che vorrei però sottilineare è che accanto a Save the children parecchi altri organismi si occupano di questa tematica, organizzazioni ben più importanti come l’Oms,  eppure Save the children ha avuto (ed ha) una notevole visibilità su questa tema che le danno anche un maggior prestigio e autorevolezza. Il rapporto, di cui ho riportato i dati sommariamente, si presenta estremamente “digeribile” da parte dei giornalisti, che possono notiziarlo in breve tempo. All’inizio del rapporto troviamo una sezione intitolata The story in number, dove vengono raccolte le principali informazioni fornite dal rapporto nelle successive 50 e passa pagine; lo fa attraverso dei box dove sotto ad un numero o ad una percentuale viene riportata una breve descrizione. In questo modo bastano due pagine per raccontare il tutto in un modo sufficientemente completo. Anche le immagini sono ben scelte e illustrano delle situazioni o dei personaggi che raccontano la loro storie. Queste storie però nell’insieme della pubblicazione hanno un ruolo secondario, visto che si fermano alla superficie del personaggio. Comunque un rapporto del genere è un buon biglietto da visita per entrare nei media mainstraiming; certo preso da solo non basta a decretarne il successo mediatico ma deve essere accompagnato da altri azioni in rete per la sua promozione e la sua diffusione sui social media.
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Una buona comunicazione non aiuta solo i paesi del nord del mondo ad avere una maggiore consapevolezza degli squilibri ma è importantissima anche in un altro senso. Sul campo si è visto che una corretta informazione data alle madri e ai parenti su come svezzare i loro figli,  risulta determinante. A volte sono semplici consigli che si possono realizzare a costi bassissimi. La riabilitazione su base comunitaria anche in queste occasioni si dimostra uno mezzo perfetto perché permette di condividere le conoscenze  in modo efficace, magari facendosi aiutare da qualche strumento di informazione come la radio o le videocassette.

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