Il passerotto di Kizito

Il guerriero masai è nel pieno del suo vigore giovanile, armato di lancia e scudo e il corpo pitturato con una cera rossa: mentre passeggia vede per terra un passerotto con le zampe rivolte al cielo. Lo crede morto ma poi osservandolo s’accorge che non lo è.
“Perché stai in quella posizione?” – gli domanda e il passerotto risponde – “Ho sentito dire che il cielo sta per cadere e io mi sto preparando per sostenerlo!”. Quando sente queste parole il guerriero masai si butta per terra a ridere, si rotola addirittura preso da un’ilarità incontenibile. “Come puoi sperare di sostenerlo tu con quelle zampette che sembrano degli stecchetti di paglia?… sostenere il cielo!”. Il passerotto non cambia posizione ma risponde: “Io faccio del mio meglio, e tu cosa fai?”.
Questa storiella africana la riporta Renato Kizito Sesana nel suo libro “Occhi per l’Africa” pubblicato dalla casa editrice Emi nel 1999, e la sua morale si adatta perfettamente alla vita che questo missionario comboniano, giornalista, docente e animatore di comunità, non ha ancora finito, per fortuna, di compiere.padre_renato_kizito_sesana_4
Ho ritrovato il libro in garage in mezzo a tanti altri che non stanno più in casa e non l’avevo mai letto soprattutto per come si presentava; la copertina di cartone, la sua foto sparata in un primo piano vagamente profetico, il titolo che dice poco. Ma mi ero fermato alla superficie; in realtà il libro, che consiste in una raccolta di lettere e articoli, è molto bello e racconta 10 anni delle sua attività nell’Africa australe.
Kizito è un uomo che si spende in modo totale sia organizzando comunità in Kenia e in Zambia rivolte a giovani svantaggiati che fondando riviste come New People, dirigendo Nigrizia, fondando ancora un’agenzia stampa come News from Africa, tutto questo unito ad un lavoro come docente di comunicazione sociale in varie università e istituti africani.
Leggendo le sue lettere però si è presi dallo sconforto, tra la disparità dell’impegno di un uomo e di chi gli sta vicino e l’enormità delle ingiustizie che regolano le faccende umane, ingiustizie prima di tutto create dalla guerra e dalla violenza perché alla fine è da lì che viene la povertà e la disparità.
Così Kizito è un passerotto che se ne stà con le sue zampette sottili come stecchetti di paglia all’insù per sostenere il cielo, ma almeno lo fà.

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