Luther va in missione

Anzi a quest’ora sarà probabilmente sulla strada del ritorno, dopo aver intervistato e fotografato alcune persone disabili che in Liberia sono seguite grazie ad un programma di riabilitazione su base comunitaria promosso da Aifo. Luther si occupa di scrivere progetti, di monitorare le attività di Aifo e di farne la comunicazione in loco.
Il nostro contatto si è stabilito ancora una volta tramite skype e la differenza oraria minima ha facilitato gli incontri.
La Liberia,lo stato in cui vive, è molto particolare, in un certo senso poco africano perchè è staImmagineto fondato nel 1822 da un gruppo di coloni afro-americani che ritornavano “liberi” dagli Stati Uniti e volevano fondare una nuova nazione, cosa che poi avvenne nel 1847. La stessa bandiera liberiana è identica a quella degli Stati Uniti ma di stelle dorate ne ha solo una. La sua non è certo la storia di uno stato democratico “felice” dato che le guerre civili (1989-2003) ne hanno distrutto l’economia e ucciso centinaia di migliaia di persone.
Luther è giovane e ha molta voglia di fare, qualsiasi mia indicazione viene non solo accolta, ma rielaborata e programmata (anche troppo!!). Il contatto poche volte è audio – non riusciamo mai a sentirci per problemi di collegamento – e allora ci scriviamo in chat a lungo. Alla fine il nostro accordo di lavoro è stato questo: la raccolta di alcune interviste a persone disabili, persone con una certa capacità espressiva, foto in primo piano degli stessi, particolari dell’ambiente in cui vivono e anche un suo diario di viaggio personale (a cosa servirà, ancora non lo sappiamo).
Dopo alcune chiacchierate on line la conversazione diventa più sciolta, ci facciamo domande sulla nostra privata e così vengo a sapere che è fidanzato e ha pure un figlio. Io gli dico che di figli ne ho avuti quattro, e con questo spero sempre di avere un certo effetto sul mio interlocutore, ma non su Luther che candidamente mi dice che da lui è normale averne dieci di figli.  A freddarmi invece, è la sua domanda successiva: “Ma tu Nicola, quante mogli hai?”.

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