“Molokai, la isla maldita”… do Brasil

Ricordo ancora oggi, in modo nitido, “Molokai, la isla maldita” di Luis Lucia , un film spagnolo del ’59 che raccontava la storia di padre Damien nel lebbrosario situato in un’isola delle Hawaii. Me lo ricordo perché era stato proiettato nel cinema parrocchiale e tutti i bimbi del catechismo (avevo 7 anni) se lo dovevano guardare in quella saletta buia. Io ero terrorizzato dal dover vedere un film dove giravano uomini sfigurati dalla malattia.
Riporto questa  piccola annotazione personale perché da un lato trovo buffo che io, a distanza di tanti anni, mi occupi di lebbra per lavoro e dall’altro trovo un tantino tragico che l’emozione di quel bambino sia ancora diffusa nelle società dove la lebbra esiste: un’emozione fatta di paura e voglia di cambiare film.

Tutto questo appare molto chiaramente nel video di 7 minuti realizzato da Maria Zuppello, una giornalista italiana trapiantata in Brasile e pubblicato sul sito del quotidiano The Guardian. Con 30 mila casi nuovi all’anno, il Brasile è il secondo paese al mondo per diffusione della malattia. Esistono laggiù ancora 33 colonie, ovvero piccole comunità di ex lebbrosi, che vivono assieme perché di fatto non riescono più a rientrare nella società. Questo problema lo potrete incontrare anche nel numero di aprile della rivista “Amici di Follereau” dove tre ex pazienti raccontano la loro storia.
Il filmato denuncia soprattutto la mancanza di attenzione da parte di politici e del mondo sanitario nell’affrontare questa malattia che di fatto viene negata e rimossa nel rampante Brasile di questi anni.
Le inquadrature sono piuttosto ricercate in questo video, dove le testimonianze di ex pazienti si alternano a quelle degli attivisti.

Leprosy in Brazil, uncovering a hidden disease

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One thought on ““Molokai, la isla maldita”… do Brasil

  1. Il filmato, indipendentemente dalla sua validitá intrinseca, riporta, rendendole alquanto confuse, due principali linee di comunicazione:
    – la qualitá dei servizi di trattamento della lebbra in Brasile e lo sviluppo del relativo programma di controllo. Programma ben sviluppato in Brasile, ma che soffre delle difficoltá di accesso ai servizi. Difficoltá che non sono peculiari ed esclusive della malattia “lebbra”. Difficoltá che spesso causano ritardi nella diagnosi e, nonostante il trattamento della malattia, oggi possibile, portano alla comparsa di disabilitá permanenti.
    – la qualitá di vita delle persone che ancora vivono negli ospedali che un tempo furono “lebbrosari”, tutte con disabilitá gravi e che necessitano di assistenza quotidiana, con scarse o senza possibilitá di reinserimento sociale.
    Un fattore le accomuna: la presenza di uno stigma e di un preconcetto nei confronti della malattia, ancora oggi molto forte. Per affrontare il problema “lebbra”, oggi si deve rafforzare, promuovendolo, il concetto che il controllo della malattia non é di qualitá accettabile se non affronta la questione in termini di diritti umani, in termini di vulnerabilitá della persona. Il filmato in tal senso si esprime ma in forma non ottimale. Vorrei inoltre ricordare che la scelta Brasiliana di utilizzare la denominazione “Hanseniase”, al posto di “Lepra”, deriva proprio dal desiderio di chiudere con un passato di discriminazione sociale e promuovere un presente ed un futuro inclusivo. Ció a suscitato polemiche e forti discussioni, che, a mio avviso, sono comunque positive. Vorrei, a questo proposito, far notare che nel filmato il medico parla e si esprime utilizzando il termine “Lepra”, mentre il responsabile del movimento sociale utilizza il termine “Hanseniase” (tra l’altro riportato nella maglietta che indossa). Un bell’esempio di discussione in essere e di confronto, che rende visibile e dinamico l’approccio al problema. Dinamicitá, spontaneitá e creativitá sempre presenti sul suolo Brasiliano.

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